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John Reginald Christie nacque nella casa di famiglia a Illingworth, West Yorkshire vicino Halifax, Christie era il sesto dei sette figli della famiglia ed ebbe una relazione turbolenta con il padre, il fabbricante di tappeti Ernest John Christie, uomo severo che spesso applicava punizioni corporali ai figli.

Christie era inoltre dominato dalle sue cinque sorelle, tanto che sua madre, Mary Hannah Halliday, divenne iperprotettiva nei suoi confronti, minando la sicurezza in sé stesso.
All’età di 11 anni, Christie vinse una borsa di studio alla Halifax Secondary School, dove le sue materie preferite erano matematica ed algebra, in seguito venne scoperto che aveva un QI di 128.
Lasciato la scuola a 15 anni iniziò a lavorare come assistente del proiezionista in un cinema ma nel settembre del 1916 Christie venne chiamato alle armi e, nell’aprile successivo, fu inviato nel cinquantaduesimo reggimento di Nottinghamshire & Derbyshire.
Nell’aprile 1918 il reggimento di Christie venne stanziato in Francia, e in giugno, egli restò ferito durante un attacco con gas velenosi e passò un mese in un ospedale militare a Calais, dichiarò di esser rimasto cieco per cinque mesi e muto per circa tre anni e mezzo dopo l’infortunio.
L’impotenza fu un altro dei problemi che afflissero Christie; i suoi primi tentativi di avere degli approcci sessuali fallirono tutti, le sue difficoltà a rapportarsi con le donne si protrassero nel tempo e la maggior parte delle volte riusciva ad eccitarsi solo andando con delle prostitute.
Il 10 maggio del 1920, John Christie sposò Ethel Simpson ad Halifax, ma i suoi problemi di impotenza continuarono, ed egli continuò a frequentare le prostitute anche dopo essersi sposato; la coppia si trasferì poi a Sheffield, ma si separò dopo quattro anni di matrimonio, Christie si stabilì a Londra, mentre Ethel rimase a Sheffield con i genitori.
Durante i dieci anni successivi al matrimonio con Ethel, Christie venne condannato per diversi crimini, la prima condanna arrivò per aver sottratto dei vaglia postali mentre lavorava come postino, poi cercò di ottenere denaro con false credenziali e condotta violenta e finì poi in carcere per aver aggredito una prostituta con la quale conviveva a Battersea, infine, fu giudicato colpevole di furto d’auto.
Christie e Ethel, la sua ex moglie, si riconciliarono dopo l’uscita dal carcere dell’uomo e tornarono a vivere assieme nel 1937, si trasferirono così in un appartamento al numero 10 di Rillington Place a Ladbroke Grove, Londra.
Christie, 40 anni, era all’apparenza un quieto, insignificante, ed innocuo borghese della classe medio-bassa britannica, quasi completamente calvo, i pochi capelli rimasti erano di un colore giallo paglierino tendente al rosso, e i suoi occhi azzurri erano celati dietro spesse lenti di occhiale.
Sua moglie era una donna in sovrappeso dall’aspetto bonario, dal carattere sentimentale e passivo, le persone del quartiere che conoscevano la coppia pensavano che Ethel temesse il marito.
All’inizio della seconda guerra mondiale, Christie fece domanda per entrare nel corpo di polizia ausiliaria e la sua richiesta venne accolta nonostante i suoi numerosi precedenti penali, che però, non furono controllati dalle autorità.
Venne assegnato alla stazione di polizia di Harrow Road, dove fece la conoscenza di una donna con la quale iniziò una relazione extraconiugale, la relazione durò fino alla metà del 1943 quando il marito della donna, un militare in servizio, fece ritorno e venuto a conoscenza della tresca si recò a casa della moglie cogliendo sul fatto i due amanti e finendo per aggredire Christie.
Non si sa se quell’aggressione sia stata la scintilla che ha appiccato il fuoco nell’uomo o sia stata la forzata interruzione della sua tresca con l’amante ma successivamente Christie ammise di aver ucciso Ruth Fuerst, immigrata austriaca e prostituta occasionale, Christie dichiarò di aver conosciuto la Fuerst mentre si trovava in uno snack bar di Ladbroke Grove.
Secondo quanto da lui confessato, la strangolò impulsivamente mentre avevano un rapporto sessuale a Rillington Place, a casa sua, durante l’agosto del 1943 mentre la moglie era fuori città in visita a dei parenti, seppellì il cadavere della Fuerst in una fossa scavata nel giardino sul retro della sua abitazione.
Subito dopo l’omicidio, alla fine del 1943, Christie diede le dimissioni dalla carica di agente ausiliario e l’anno seguente trovò un nuovo lavoro come impiegato in una fabbrica di apparecchi radio.
Lì incontrò la sua seconda vittima, la collega Muriel Amelia Eady quando nell’ottobre 1944 la invitò a casa sua con la promessa di somministrarle una “medicina speciale” che le avrebbe risolto i problemi di bronchite.
La Eady inalò la mistura da una tazza attraverso un tubo di gomma, la mistura era in realtà un semplice balsamo che Christie usava per mascherare l’odore del gas domestico; quando la Eady iniziò ad inalare dal tubo, Christie inserì un secondo tubicino nella tazza collegato all’attacco del gas.
Inalandolo, la Eady perse presto conoscenza in quanto il gas domestico in uso negli anni quaranta aveva un concentrato di monossido di carbonio pari al 15%, Christie violentò la donna priva di sensi e poi la strangolò, seppellendone il corpo in giardino vicino a quello della Fuerst.
Nel 1948 Timothy Evans, camionista analfabeta e sua moglie Beryl, si trasferirono all’ultimo piano di Rillington Place, dove Beryl diede alla luce la primogenita, Geraldine, nell’ottobre del ’48, alla fine del 1949, Evans informò la polizia che la moglie era morta.
Una perquisizione del civico 10 di Rillington Place rivelò i cadaveri della moglie e della figlia di Evans nel lavatoio esterno, l’autopsia rivelò che entrambe le vittime erano state strangolate e che Beryl Evans era stata picchiata prima della morte.
In principio, Evans, dichiarò che Christie aveva accidentalmente ucciso sua moglie in un tentativo di aborto andato male, ma successivamente si auto incolpò dell’omicidio, la confessione però potrebbe essere stata estorta dalla polizia stessa poiché le dichiarazioni appaiono ancora oggi contraddittorie ed artificiose in molti punti.
Dopo l’incriminazione Evans ritirò la sua confessione ed accusò nuovamente Christie, questa volta di entrambi gli omicidi e l’11 gennaio 1950 Evans andò sotto processo per l’omicidio della figlia.
Christie fu uno dei testimoni principali dell’accusa e negò qualsiasi addebito e collegamento con gli omicidi, la giuria dichiarò Evans colpevole di omicidio e l’uomo venne impiccato il 9 marzo 1950.
La mattina del 14 dicembre 1952, Christie strangolò sua moglie Ethel a letto, l’ultima volta che la donna venne vista in pubblico fu due giorni prima; Christie inventò diverse storie per giustificare la sparizione della moglie agli occhi dei vicini e conoscenti, dapprima disse che era andata a far visita ai genitori a Sheffield; poi, che se ne era andata a Birmingham, il 6 dicembre Christie diede le dimissioni dal lavoro rimanendo disoccupato.
L’8 gennaio 1953 vendette ad un rigattiere gran parte della mobilia di casa, tenendo per sé soltanto tre sedie, un tavolo da cucina ed un materasso sul quale dormire; prelevò tutto il denaro presente sul conto in banca della moglie per il quale aveva delega e non si preoccupò nemmeno più di rispondere alle numerose lettere che i parenti di Ethel gli indirizzavano di continuo chiedendo notizie della moglie.
Tra gennaio e marzo del 1953 Christie uccise altre tre donne che aveva invitato a casa sua a Rillington Place: Kathleen Maloney, Rita Nelson e Hectorina MacLennan.
Maloney era una prostituta della zona di Ladbroke Grove, la Nelson era originaria di Belfast ed era in visita a sua sorella quando incontrò Christie mentre in un bar, sempre lui, conobbe la MacLennan che viveva a Londra con il suo fidanzato, Alex Baker.
Tutti e tre si frequentarono in diverse occasioni e Christie lasciò che la MacLennan e Baker si sistemassero provvisoriamente a Rillington Place in attesa di sistemazione migliore, in un’altra occasione Christie incontrò la MacLennan da sola e la convinse a seguirlo a casa sua dove la uccise, Christie violentò tutte e tre le sue ultime vittime mentre erano prive di sensi ed anche dopo il decesso.
Tutti e tre i cadaveri delle ultime vittime furono nascosti da Christie in un piccolo ripostiglio, originariamente destinato a deposito di carbone per la stufa, nascosto dietro una parete della cucina e coperto con carta da parati.
Christie poi traslocò da Rillington Place il 20 Marzo 1953 dopo aver subaffittato illegalmente il suo appartamento ad una coppia, il padrone di casa visitò l’abitazione la sera stessa e trovando la coppia al posto di Christie, sfrattò gli inquilini irregolari e rescisse il contratto di Christie.
Il padrone di casa autorizzò poi un altro inquilino, tale Beresford Brown, ad utilizzare la cucina di Christie e fu proprio lui che il 24 marzo fece la macabra scoperta dei cadaveri delle vittime e chiamò immediatamente la polizia.
Dopo aver lasciato Rillington Place, Christie andò in un ospizio per poveri a King’s Cross, dove affittò una stanza per sette notti dando il suo vero nome ed indirizzo ma vi rimase per sole quattro notti, scappando il 24 marzo quando la notizia del ritrovamento dei corpi in Rillington Place era ormai sui giornali.
La mattina del 31 marzo, venne arrestato nei pressi del ponte di Putney da un poliziotto che gli aveva chiesto i documenti senza ricevere risposta.
Christie confessò sette omicidi: quello delle tre donne ritrovate dietro il muro della cucina, quello della moglie e delle altre due donne che aveva seppellito in giardino; ammise inoltre di essere responsabile dell’assassinio di Beryl Evans, anche se negò sempre di aver ucciso la piccola Geraldine Evans.
Alla fine, John Christie venne incriminato del solo omicidio della moglie, il processo ebbe inizio il 22 giugno 1953 nello stesso tribunale dove era stato condannato Evans tre anni prima.
Christie invocò l’infermità mentale e disse di non ricordare molto di quanto successo ma il giudice respinse la richiesta e lo dichiarò colpevole di omicidio condannandolo a morte, venne impiccato il 15 luglio 1953 nel penitenziario di Pentonville dallo stesso boia che si era occupato in precedenza anche dell’esecuzione di Evans.
Ma ne aveva fermato solamente uno.

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