S:4-E:99
Vittorio Emanuele III e Jelena Petrović-Njegoš sono due persone qualunque.

In questa penultima puntata del nostro podcast parleremo dei regnanti d’Italia, il Re Vittorio Emanuele e sua moglie Elena, ovviamente durante il periodo della grande guerra.
Vittorio Emanuele III di Savoia nasce a Napoli l’11 novembre 1869 ed è stato Re d’Italia dal 1900 al 1946, Imperatore d’Etiopia dal 1936 al 1943, Primo Maresciallo dell’Impero dal 4 aprile 1938 e Re d’Albania dal 1939 al 1943.
Figlio di Umberto I di Savoia e di Margherita di Savoia, alla nascita ricevette subito il titolo di Principe di Napoli, nell’evidente intento di sottolineare l’unità nazionale, raggiunta da poco.
Vittorio Emanuele soffriva tremendamente per le sue carenze fisiche e ciò lo portò a sviluppare un carattere schivo e riflessivo fino al limite del cinismo: sembra che una volta Margherita gli avesse proposto di passeggiare assieme per Roma ed egli rispose alla madre: «E dove vuoi andare a mostrarti con un nano?».
Per le sue visite al fronte durante la prima guerra mondiale venne appellato “Re soldato”.
Elena del Montenegro, nata Jelena Petrović-Njegoš, nacque principessa del Montenegro a Cettigne l’8 gennaio 1873, fu la moglie di re Vittorio Emanuele III di Savoia e Regina consorte d’Italia fino al 9 maggio 1946, giorno dell’abdicazione al trono del marito.
Figlia del futuro re del Montenegro Nicola I, fu educata ai valori e all’unione della famiglia; era una donna dal fisico a dir poco imponente: era alta circa 180 cm, per un peso di 75 kg e già in tenera età era parecchio corpulenta rispetto ai coetanei, con un fisico longilineo ma allo stesso tempo massiccio, per questo era soprannominata in Italia “la gigantessa slava”.
In Italia la regina Margherita si preoccupava per le sorti dell’unico figlio, futuro re, e in accordo con Francesco Crispi, di origini albanesi e desideroso di una maggiore influenza dell’Italia nei Balcani, combinarono l’incontro tra i due giovani che avvenne al teatro La Fenice di Venezia in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte.
La scelta può essere vista come il tentativo di arginare gli effetti delle nozze fra consanguinei che affliggevano grande parte della nobiltà europea dell’epoca, favorendo il diffondersi di difetti genetici e di malattie come l’emofilia.
Vittorio Emanuele III, figlio di cugini primi, non avrebbe potuto generare un erede sano con una sposa troppo vicina a lui per albero genealogico ma grazie al matrimonio con Elena, invece, ebbe come erede Umberto II, niente affatto simile al padre per quanto riguardava statura (il padre: 153 cm) e salute.
Dopo un altro incontro in Russia, in occasione dell’incoronazione dello Zar Nicola II, Vittorio Emanuele formulò la richiesta ufficiale al padre di Elena, Nicola I, il fidanzamento venne ufficializzato nel 1896.
Essendo di religione ortodossa, Elena, per motivi di opportunità politica e per assecondare la regina Margherita madre di Vittorio Emanuele, lasciò il Montenegro ed il 21 ottobre 1896 con Vittorio Emanuele sbarcarono a Bari, dove, nella basilica di S. Nicola, prima del matrimonio abiurò il credo ortodosso e si convertì alla fede cattolica, anche se il padre Nicola di Montenegro avrebbe preferito che la conversione fosse proclamata dopo il matrimonio.
La funzione fu celebrata il 24 ottobre 1896: la cerimonia civile si tenne al Quirinale, quella religiosa nella Basilica romana Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante, a seguito della sconfitta di Adua, non furono nozze sfarzose e non c’erano reali stranieri tra gli invitati.
Il 14 marzo 1912 il muratore romano Antonio D’Alba, anarchico, sparò due colpi di pistola contro Vittorio Emanuele, mancandolo, poi scoppiò, 2 anni più tardi, la prima guerra mondiale.
Nella prima guerra mondiale, Vittorio Emanuele III sostenne la posizione inizialmente neutrale dell’Italia, era molto meno favorevole del padre alla Triplice alleanza di cui l’Italia era parte con Germania e Impero austro-ungarico ed era ostile all’Austria; promosse la causa dell’irredentismo del Trentino e della Venezia Giulia.
Le vantaggiose offerte dell’Intesa, formalizzate nel Patto di Londra, stipulato in segreto all’insaputa del parlamento, indussero Vittorio Emanuele ad appoggiare l’abbandono della Triplice alleanza passando a combattere a fianco dell’Intesa con Francia, Regno Unito e Russia.
A inizio maggio, l’azione neutralista di Giovanni Giolitti, insieme alla diffusione di notizie circa concessioni territoriali da parte austriaca, aprirono una crisi parlamentare che portò il 13 maggio Salandra a rimettere nelle mani del Re il mandato.
Giolitti fu convocato di conseguenza dal Re, per formare il nuovo governo, questi però, informato dei nuovi impegni presi con la Triplice intesa, decise di rifiutare l’incarico, così come altri politici convocati.
Il 16 maggio Vittorio Emanuele respingeva ufficialmente le dimissioni di Salandra e il 20 e il 21 maggio, a stragrande maggioranza, le due camere del Parlamento votarono a favore dei poteri straordinari al Sovrano e al Governo in caso di ostilità, il 23 maggio l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria.
Fin dall’inizio delle ostilità sul fronte italiano, Vittorio Emanuele fu costantemente presente al fronte, ricevendo allora il soprannome di «Re soldato», durante le operazioni belliche affidò la luogotenenza del Regno allo zio Tommaso, duca di Genova.
Ogni mattina, seguìto dagli aiutanti da campo, partiva in macchina per il fronte o a visitare le retrovie, la sera, quando ritornava, un ufficiale di Stato Maggiore veniva a ragguagliarlo sulla situazione militare e il Re, dopo aver ascoltato, esprimeva i suoi pareri, senza mai scavalcare i compiti del Comando Supremo.
Durante la prima guerra mondiale Regina Elena fece l’infermiera a tempo pieno e, con l’aiuto della Regina Madre, trasformò in ospedali sia il Quirinale sia Villa Margherita; per reperire fondi lei stessa inventò la “fotografia autografata” che veniva venduta nei banchi di beneficenza.
Vittorio Emanuele, dopo la battaglia di Caporetto e per decisione concordata tra i governi Alleati durante la conferenza di Rapallo, sostituì Cadorna con il generale Armando Diaz, e l’8 novembre 1917, al convegno di Peschiera, il re ratificò quanto già sottoscritto dal Governo Orlando facendo sue le decisioni di questo.
Il Consiglio dei Ministri avrebbe voluto conferire al Re la Medaglia d’Oro al Valor Militare, ma il Sovrano la rifiutò con le seguenti parole: «Non ho conquistato alcuna quota difficile; vinto nessuna battaglia, non ho affondato alcuna corazzata; compiuto alcuna gesta di guerra aerea».
«La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.»
(Bollettino della Vittoria, 4 novembre 1918)
Il Re, tra il 1914 e il 1918, ricevette circa 400 lettere, anche minacciose e minatorie, di carattere prevalentemente anti-bellicista da individui di qualsiasi estrazione sociale, soprattutto bassa e composta da semi-alfabeti, mentre la Regina Elena, alla fine del conflitto, propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra.
Il 12 aprile 1928, mentre inaugurava la VIII edizione della Fiera Campionaria di Milano, Vittorio Emanuele fu bersaglio di un sanguinoso attentato dinamitardo: una bomba esplosa fra la folla, assiepata in attesa di vedere il re, uccise venti persone fra donne, bambini e militari presenti, ma il re non venne tuttavia colpito.
Vittorio Emanuele detenne un ruolo fondamentale nella fine della neutralità italiana e nell’entrata in guerra durante la prima guerra mondiale, nell’affermazione del fascismo, nelle guerre coloniali e nell’entrata in guerra durante la seconda guerra mondiale, nell’esautoramento di Mussolini a cui seguì la fuga da Roma dopo l’armistizio del 1943.
Nel 1941, durante una visita in Albania, il Re Imperatore fu oggetto di un terzo attentato: un giovane, Vasil Laçi, sparò cinque volte, ma nessuno dei colpi esplosi andò a segno, Vittorio Emanuele III, rimasto impassibile, commentò: “Spara ben male quel ragazzo”.
La caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale portò la famiglia reale a scegliere l’esilio, nel 1946 il Re compì un tardivo tentativo di salvare la monarchia abdicando a favore del figlio ed optando per l’Egitto.
Vittorio Emanuele III si ritirò con la moglie, prima della consultazione referendaria, ad Alessandria d’Egitto, con il titolo di «Conte di Pollenzo», durante l’esilio egiziano il sovrano visitò le zone di guerra dove il Regio esercito aveva combattuto pochi anni prima, fra cui El Alamein.
La coppia reale si ritirò a Villa Jela, ad Alessandria d’Egitto, ospite di re Farouk I d’Egitto, che ricambiò così l’ospitalità data a suo tempo dal regno italiano a suo nonno, Isma’il Pascià, durante l’esilio i due coniugi festeggiarono, il 24 ottobre 1946, il cinquantesimo anniversario di matrimonio.
Vittorio Emanuele morì ad Alessandria il 28 dicembre 1947, si spense quindi il giorno dopo la firma della Costituzione italiana che, con la XIII disposizione transitoria e finale, avrebbe visto lo Stato avocare a sé i beni in Italia degli ex re di Casa Savoia e delle loro consorti.
La morte di Vittorio Emanuele III in una casetta della campagna egiziana fu dovuta, come accertarono i medici, a una congestione polmonare degenerata in trombosi, l’ex sovrano ne soffriva ormai da cinque giorni allorché, il 28, giunse la morte; spirò alle 14:20, dopo essersi sentito male un’ultima volta alle 4:30 del mattino.
Le ultime parole dell’ex Re furono: “Quanto durerà ancora? Avrei delle cose importanti da sbrigare”, frase che egli rivolse al medico accorso al suo capezzale dopo il sopraggiungere di una paralisi.
Tre anni dopo Regina Elena si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia, a Montpellier, e nel novembre 1952 si sottopose a un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm, dove morì il 28 novembre; fu sepolta, com’era suo desiderio, in una comune tomba del cimitero Saint-Lazare a Montpellier.
Ma questa, è un’altra storia.

Podcast audio e video gratuito di 100 episodi su Youtube.
100 episodi del Podcast gratuito anche su Spotify.




