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Viktoria Savs e Stephanie Hollenstein sono due persone qualunque.

La storia della Prima Guerra Mondiale è piena di aneddoti, curiosità e protagonisti spesso ignorati dai grandi manuali scolastici o universitari e, come spesso ricordiamo nei nostri episodi del podcast, noti solo agli addetti ai lavori, siano essi studiosi della Grande Guerra o semplici appassionati.
Una di queste storie appartiene a Viktoria Savs e ne è, per certi versi, la conferma; di lei, infatti, non si troverà traccia nei libri di liceo o di qualche università che tendono ad affrontare l’argomento solo per caratteri generali, come se l’intera materia che va sotto il nome di “storia” sia solo date e nomi da imparare a memoria, da potersi scordare non appena finito il ciclo di studio.
Viktoria Savs prestò servizio nell’esercito austro-ungarico durante la prima guerra mondiale travestita da uomo, fu una delle due donne soldato note sulle linee del fronte austriaco (l’altra era Stephanie Hollenstein).
Viktoria Savs nasceva il 27 giugno 1899 a Bad Reichenhall, piccolo comune della Baviera, e, dopo essere rimasta orfana di madre in giovane età, venne cresciuta dal padre Peter a Merano; con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel luglio 1914, Peter Savs venne arruolato nel Corpo dei Kaiserjager e inviato a combattere contro l’esercito russo sul fronte orientale.
Durante una delle tante battaglie combattute nella regione della Galizia, rimase gravemente ferito e rimpatriato ma, dopo le cure, chiese ed ottenne di entrare a fare parte della Ladsturm, la milizia territoriale.
Viktoria, come donna, poteva partecipare al conflitto solo come ausiliaria, ma essendo molto attaccata al padre dalla morte della madre, decise di seguirlo e, in via del tutto eccezionale e grazie ad una speciale autorizzazione dell’Arciduca Eugenio d’Asburgo, venne arruolata il 10 luglio 1915 nel Battaglione di Fanteria Innsbruck II del Landsturm, con il nome di Viktor Savs, dove il genitore era stato assegnato con il grado di caporale.
Solamente una ristretta cerchia di soldati sapeva che in realtà Viktor era Viktoria, una donna, e Viktoria, grazie alla sua abilità come portaordini, soprattutto mediante l’utilizzo degli sci, e conduttrice di muli, portò a termine numerose missioni.
Il 1º dicembre 1916 fu trasferita come ordinanza presso il comando del settore Tre Cime sotto gli ordini del capitano Demian, dove combatté al fronte, l’11 aprile 1917 assieme ad un gruppo di soldati, fece irruzione nel Sasso di Sesto nelle Dolomiti di Sesto dove catturarono venti soldati italiani che lei, sola, scortò dietro la linea del fronte sotto il fuoco dell’artiglieria nemica.
Il Sasso di Sesto, in mano austriaca, venne occupato dagli italiani con una coraggiosa azione congiunta di fanti e alpini tra il 14 e il 17 agosto 1915, perdendo tra morti, dispersi e feriti circa 600 uomini.
L’azione vide gli italiani avanzare nella conca tra le Tre Cime e il Sasso di Sesto, detta Grava Longa, costellata di massi, al riparo dei quali, a volte passando anche le notti all’addiaccio, i soldati avanzavano a balzi.
Ben presto l’area si riempì di cadaveri e lamenti di feriti, gli austriaci tenteranno invano più volte di riconquistare la montagna con combattimenti che spesso si trasformavano in corpo a corpo, come la battaglia dei trogloditi, così definita dall’ufficiale medico Antonio Berti, proprio quando c’era Viktoria.
Nell’azione gli attaccanti, scavando delle gallerie nella neve e cogliendo di sorpresa gli italiani, riuscirono a riconquistare per qualche ora la cima, ma gli alpini, grazie anche all’appoggio dell’artiglieria, riusciranno il giorno seguente a riprendere definitivamente la montagna.
Quel giorno, proprio per quell’artiglieria, la guerra di Viktoria ebbe termine, il 27 maggio 1917, durante una missione di portaordini, una granata italiana esplose sulla parete rocciosa, al di sotto della quale la giovane soldatessa stava passando, provocando il distacco di un masso di grosse dimensioni che le schiacciò il piede destro.
Esposta al fuoco degli alpini, decise di prendere una decisione difficile e coraggiosa: Viktoria estrasse il suo coltello e tranciò i tendini che tenevano il piede ancora attaccato alla gamba, dei prigionieri di guerra russi, che facevano la guardia, la riportarono indietro; Viktoria lottò contro la morte per tre mesi ricoverata nell’ospedale militare del campo di Sillian.
Qui subì l’amputazione della gamba destra al di sotto del ginocchio, riuscendo a sopravvivere alla difficile e rischiosa operazione, ma in quell’occasione, ovviamente, fu palese il reale sesso del soldato.
Per il suo comportamento esemplare e coraggioso avuto in battaglia ebbe più onorificenze militari, tra cui una medaglia di bronzo al valor militare, la croce al merito dell’imperatore Carlo I d’Austria e una medaglia d’argento di I classe al valore militare.
Non più idonea per il fronte, Viktoria Savs prestò servizio come crocerossina in quello stesso campo, dove ricevette un’ulteriore onorificenza: la croce d’argento al valore della Croce Rossa.
Stephanie Hollenstein nacque il 18 luglio 1886 a Lustenau, fu una pittrice paesaggista e di nature morte espressionista austriaca, la Hollenstein crebbe in una famiglia di contadini e inizialmente lavorò come mandriana a Lustenau, nel Vorarlberg.
I suoi primi dipinti furono realizzati in quel periodo, raffiguranti animali e pastori, con pennelli fatti di peli di animali e colori di bacche fino a che, nel 1904, fu ammessa con una borsa di studio ad una scuola di Monaco, sulla base dei disegni che presentò come campioni.
Dopo aver completato i corsi, nel 1908, aprì una piccola scuola di pittura privata a Schwabing , che proseguì per due anni e nel 1913, su raccomandazione di Franz von Defregger, le fu assegnata una borsa di studio che le permise di studiare per un anno in Italia.
All’inizio della prima guerra mondiale, nell’estate del 1914, completò un corso di formazione per infermiere della Croce Rossa, Stephanie voleva partecipare alla guerra, voleva aiutare il suo popolo ma non come crocerossina, così si recò nel Vorarlberg dove si unì al 2° Battaglione Dornbirn, Compagnia II degli Standschützen con il nome maschile “Stephan Hollenstein”.
Come fece Vicktoria, vestì abiti maschili e fu inviata nella zona di guerra tirolese vicino a Bolzano nel maggio 1915, sebbene i suoi commilitoni fossero a conoscenza dell’inganno riguardante il suo sesso, i suoi superiori non lo scoprirono per diversi mesi fino all’agosto 1915, così fu rimandata a casa.
Questo incidente attirò l’attenzione e la fama del pubblico e fu assegnata come pittrice di guerra per il “Kriegspressequartier”, l’ufficio stampa di guerra dell’esercito austro-ungarico.
6 In tale veste, fu inviata sul fronte italiano in tre occasioni e, nel 1916, fu tra i primi destinatari della Karl Troop Cross, poi, in seguito, ricevette numerose commissioni dal Museo di storia militare .
Dopo la guerra visse a Vienna con la sua compagna, Franziska Groß che, in seguito, tenne diverse mostre con la Künstlerhaus Wien, la Secessione viennese e l’ Hagenbund.
Finita la guerra aderì al partito nazista, la Hollenstein era lesbica e cercò in tutti i modi di difendere i suoi colleghi artisti dalle accuse di degenerazione, anche se di solito senza successo, era soprannominata Die Schiefmalerin, che significa la “pittrice storta”.
Prima dell’avvento del Terzo Reich in Germania, Berlino veniva considerata una città liberale con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret, c’erano molti locali dove turisti e residenti eterosessuali e omosessuali potevano praticare il travestitismo.
Dall’inizio del secolo apparvero alcuni significativi movimenti di liberazione omosessuale, come il WHK, creato nel 1897 e diretto dal medico ebreo Magnus Hirschfeld.
Il primo movimento omosessuale stesso, operante tra il 1870 e il 1940, nacque e si sviluppò soprattutto in terra tedesca, il Secondo Reich, nonostante fosse in vigore il paragrafo 175 che perseguiva penalmente qualsiasi atto omosessuale, fu la patria e culla dei massimi esponenti dell’attivismo a favore dei diritti LGBT in quel periodo.
Sia pure in misura minore, nella Germania pre-nazista si sviluppò anche un timido movimento lesbico, che gravitava intorno a locali berlinesi quali il Dorian Gray, il Monbijou des Westens e il Flauto Magico che divennero luoghi nei quali l’omosessualità femminile incominciò a organizzarsi.
Negli anni ’30 fu attratta dal “Männlichkeitskult”, il culto della mascolinità e dagli ideali militari promossi dall’estrema destra, divenuta un membro segreto del partito nazista quando era ancora ufficialmente vietato in Austria, vi si riunì apertamente dopo l’ Anschluss che fu l’annessione dello Stato federale d’Austria al Reich tedesco il 12 marzo 1938.
Da quel momento e fino al 1943, fu presidente dell’Associazione delle artiste del Reichsgau dell’Austria e durante il suo mandato difese lo scultore Albert Bechtold e altri dalle accuse secondo cui la loro arte era “degenerata”; ma senza successo per la maggior parte delle volte.
Rimase apertamente lesbica e la sua omosessualità fu tollerata finché non causò scalpore pubblico, la domanda per il titolo di “Professore” venne respinta con la motivazione che si trattava di un’artista strettamente locale il cui lavoro spesso non costituiva un buon esempio.
Si dimise dal suo incarico per motivi di salute e l’anno seguente ebbe un infarto e morì poco dopo, i suoi resti furono riportati a Lustenau per la sepoltura.
Nel 1971 fu aperta una galleria d’arte municipale intitolata a lei, che ospita la maggior parte delle sue opere esistenti, 1.114 pezzi numerati.
Viktoria, la figlia che seguì il padre nell’esercito, morì il 31 dicembre 1979 a Salisburgo, all’età di 80 anni, venne sepolta con i più alti onori militari e con tutte le sue decorazioni nel cimitero di quella città.
Ma questa, è un’altra storia.

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