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Il nostro podcast gratuito audio/video “I Serial Killer della grande guerra” è dedicato ai criminali più feroci del periodo della prima guerra mondiale, predatori spietati, portatori di divise dei vari eserciti o che comunque, in un qualche modo, ne hanno fatto parte, assassini seriali di donne e di uomini.

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Henri Landru, stanco della monotonia della vita da carcerato, notò nei quotidiani molte vedove benestanti desiderose di matrimonio. Si inventò così un’identità: un signore di mezza età, colto e agiato, in cerca di nozze rispettabili. Pubblicò inserzioni sentimentali, conquistando la fiducia delle donne e ottenendone il denaro. Ma quando queste, talvolta con figli, non servivano più, le eliminava brutalmente, diventando in breve un temuto omicida seriale.

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Béla Kiss nacque nel 1877 a Izsák, in Ungheria, e pur non avendo frequentato la scuola imparò da solo a leggere, diventando un lettore instancabile. Nel 1916, mentre era al fronte, l’ex proprietario della sua abitazione notò strani bidoni metallici nel giardino. La polizia, allertata, vi rinvenne corpi femminili strangolati e svestiti, alcuni immersi nell’alcol, con accanto perfino la garrota utilizzata per i delitti.

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Gli ufficiali italiani più spietati, coperti dall’autorità di Cadorna, non ebbero pietà dei propri uomini. In una caverna sotto il fuoco nemico, i soldati terrorizzati volevano fuggire, ma il maggiore Melchiorri impose di attendere l’assalto. Quando i colpi d’artiglieria li costrinsero a uscire e cercare riparo, egli interpretò il gesto come ammutinamento e ordinò l’immediata fucilazione, applicando un procedimento eccezionale.

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Komarov crebbe in una famiglia segnata dall’alcolismo: a 15 anni era già cronico bevitore, mentre un fratello finì in carcere per omicidio commesso da ubriaco. Dopo quattro anni nell’esercito russo, iniziò a uccidere quasi per caso, facendo ubriacare un contadino interessato a un cavallo. Dal febbraio 1921 emerse la sua serie di delitti: solo quell’anno compì almeno 17 omicidi, e altri 12 tra 1922 e metà 1923.

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Fin dall’infanzia Nelson mostrò comportamenti morbosi e disprezzo per sé e gli altri. Espulso da scuola a soli sette anni, a dieci subì un grave incidente contro un tram che lo lasciò incosciente per sei giorni. Dopo il risveglio sviluppò mal di testa, amnesie e instabilità. La sua deriva criminale culminò il 5 novembre 1927, quando fu giudicato colpevole di 21 omicidi e condannato obbligatoriamente a morte.

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La brigata Catanzaro si ammutinò sparando contro baracche e ufficiali; per domare la rivolta servirono un’intera notte, carabinieri, cavalleggeri e persino artiglieria. Al mattino si contarono sette morti tra ufficiali e carabinieri. Il 3 novembre, a Noventa di Piave, il generale Andrea Graziani, noto per la spietatezza e per fucilare soldati alle spalle, ordinò al suo plotone di esecuzione d’intervenire contro artiglieri che ingombravano la strada statale.

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Dopo un anno di volontariato, Léderer sposò Mária Schwartz, splendida cassiera stiriana molto corteggiata. Lui non mostrava gelosia, ma la coppia viveva al di sopra dei propri mezzi. Conobbero Ferenc Kodelka, ricco macellaio di Budapest, che rimase affascinato da Mária. Lei accettò le sue attenzioni per sostenere il loro stile di vita. Alla fine, i coniugi pianificarono una truffa ai danni di Kodelka, culminata nel suo assassinio.

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A undici anni Christie ottenne una borsa di studio alla Halifax Secondary School, distinguendosi in matematica e algebra, con un QI di 128. Più tardi confessò sette omicidi: tre donne murate in cucina, la moglie e due vittime sepolte in giardino, oltre a Beryl Evans. Negò sempre l’uccisione della piccola Geraldine. Tentò di invocare infermità mentale, ma il giudice lo dichiarò colpevole e lo condannò a morte.

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La vita criminale di Petiot, ex militare francese della Prima Guerra Mondiale, conobbe paradossalmente anni di relativa tranquillità al fronte. Arrestato, attese fino al 1946 il processo per 27 omicidi, ma dichiarò di averne commessi almeno 63, sostenendo fossero solo tedeschi o complici. In realtà molte vittime erano civili o ebrei, e le prove, resti umani, effetti personali e feticci dimostrarono la gravità dei crimini, richiedendo la massima pena.

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Chiudiamo lo speciale sui serial killer della Prima Guerra Mondiale con i tedeschi Großmann, Haarmann e Denke, accomunati da crudeli manie omicide. Tutti e tre si distinsero per atrocità simili che valsero loro fama di killer spietati. Carl Großmann e Karl Denke non furono giustiziati, impiccandosi in cella il 5 luglio 1922, mentre Fritz Haarmann fu decapitato il 15 aprile 1925.

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