S:3-E:70
Erich von Falkenhayn è una persona qualunque.

Falkenhayn nacque nel 1861 da una famiglia di junker, l’aristocrazia terriera che il progressivo impoverimento spingeva da anni alla carriera militare e inviato presso la missione militare tedesca in Cina e nominato istruttore della scuola militare di Nankow, servì in Cina tra il 1896 e il 1903 e si distinse nella repressione della rivolta dei Boxer.
Questa rivolta avvenne in Cina nel 1899 contro l’influenza colonialista straniera, fu messa in atto da un grande numero di organizzazioni popolari cinesi riunite sotto il nome di Yihetuan, cioè Gruppi di autodifesa dei villaggi della giustizia e della concordia.
La ribellione ebbe come base sociale molte scuole di kung fu, identificate come «scuole di pugilato», che inizialmente adottarono il nome di «pugili della giustizia e della concordia», denominazione che, nei racconti dei missionari, fu riportata semplicemente come «boxer».
In seguito, Falkenhayn servì a Braunschweig, Metz, e Magdeburgo, salendo costantemente di grado fino a che, promosso colonnello nel 1908 e maggior generale nel 1912, l’anno successivo divenne ministro della guerra, ruolo per cui fu uno dei principali attori nella genesi della prima guerra mondiale.
Come molti militari tedeschi, non presupponeva allora ad una guerra totale, ma molto presto abbracciò quell’idea e fu tra coloro che spinsero il Kaiser Guglielmo II alla dichiarazione della guerra stessa.
Falkenhayn succedette a Moltke come capo di Stato Maggiore dopo la battaglia della Marna, battaglia, che fu un disastro sotto il comando di Moltke, fu uno scontro decisivo avvenuto nella regione compresa tra i fiumi Marna e Ourcq, a est di Parigi, nelle fasi iniziali della grande guerra sul fronte occidentale.
L’esercito tedesco, impegnato nella imponente offensiva generale prevista dal piano Schlieffen e arrivato fino a pochi chilometri dalla capitale francese, venne inaspettatamente contrattaccato dall’esercito francese che, nonostante la lunga ritirata, aveva mantenuto la coesione e lo spirito offensivo; agli scontri parteciparono anche i soldati dell’allora piccolo Corpo di Spedizione Britannico appena giunti, rimpinguato poi in seguito.
La salute di Moltke si deteriorò velocemente e, il 14 settembre 1914, Falkenhayn lo sostituì e si trovò a dover fronteggiare il fallimento del Piano Schlieffen, tentò di aggirare le forze francesi e britanniche nella cosiddetta “corsa al mare”, una serie di scontri condotti tra la Francia settentrionale ed il Belgio con lo scopo di raggiungere la costa del mare del Nord.
Falkenhayn optò per una strategia offensiva sul fronte occidentale, conducendo nel contempo sul fronte orientale una campagna di dimensioni limitate, nella speranza che la Russia avrebbe accettato più facilmente una pace separata se non fosse stata troppo umiliata, ciò lo portò in conflitto con Hindenburg e Ludendorff, favorevoli invece ad una massiccia offensiva ad oriente.
Nelle intenzioni iniziali del Capo di Stato Maggiore tedesco Erich von Falkenhayn, lo scontro decisivo preparato per il 21 febbraio 1916, dopo un rinvio di dieci giorni a causa di impreviste nevicate sul settore della Mosa, doveva sconvolgere l’intero fronte occidentale, devastando le linee francesi per oltre 14 chilometri e letteralmente dissanguare le divisioni a difesa della piazzaforte di Verdun, posta al centro di un saliente tra Lorena e le Argonne.
I Tedeschi, per l’occasione, sapevano di poter contare sulla ben addestrata e ben equipaggiata 5a Armata, con nove divisioni, appoggiata da una potenza di fuoco di oltre 1200 cannoni e la copertura di quasi 170 aerei tra ricognitori e bombardieri; in più, le retrovie tedesche erano rifornite da 14 linee ferroviarie ed il terreno si prestava molto bene al mascheramento delle forze.
Al di là della “terra di nessuno”, i Francesi potevano contare soltanto su tre divisioni e su un numero limitato di cannoni e artiglierie, spostati nei mesi precedenti l’inverno 1915 su settori ritenuti più importanti, inoltre, le linee ferroviarie erano facilmente esposte al tiro dell’artiglieria tedesca.
Quando scattò l’attacco, quindi, non sorprende che i soldati di Parigi furono colti alla sprovvista, come avverrà nell’ottobre 1917 agli Italiani a Caporetto; appena tre giorni dopo l’inizio dell’offensiva, il 24 febbraio, le linee francesi furono travolte da Samoigneux sulla Mosa a Beaumont; il 4 marzo caddero anche i forti di Doaumont e Haudromont.
Ma l’avanzata tedesca a marzo era già bloccata, da quel momento, per undici interminabili mesi, si consumò a Verdun la logorante guerra di posizione che vide, alla fine, il 19 dicembre 1916, né vincitori né vinti, ed entrambi gli eserciti dilaniati tra morti, feriti, mutilati e dispersi, mancarono all’appello più di un milione di uomini.
Lo Stato Maggiore francese, dopo l’iniziale sbandamento, affidò la direzione del fronte all’anziano Generale Philippe Pétein che, nelle prime settimane, fece confluire sull’intero settore oltre 190.000 uomini e 25.000 tonnellate di materiali e munizioni, per suo diretto ordine, le divisioni dovettero avvicendarsi frequentemente, così che, alla fine, tutte e 95 le divisioni costituenti l’Esercito Francese avrebbero combattuto sul fronte di Verdun.
I Tedeschi, invece, preferirono alimentare le divisioni distrutte con riserve e complementi, riducendo di fatto la combattività degli uomini, per ogni metro conquistato alle forze francesi, i Tedeschi dovevano fare i conti con i reticolati, con le mitragliatrici e con i tiri dell’artiglieria; anche se il 9 aprile riuscirono a fare dei limitati progressi conquistando il Mort Homme, attaccando su entrambi i lati della Mosa, le forze di Falkenhayn risultarono spaventosamente disgregate, intere compagnie ed interi reggimenti non esistevano più.
Inoltre, temendo un’offensiva di alleggerimento inglese sulla Somme, lo Stato Maggiore tedesco esitò a distogliere forze da un settore “relativamente” tranquillo se paragonato all’inferno di Verdun.
Ma la tattica adottata da Pétein non ricevette le dovute simpatie dallo Stato Maggiore, agli inutili massacri degli assalti della fanteria preferiva, infatti, il bombardamento dell’artiglieria; venne così rimosso e sostituito dal Generale Robert Nivelle, che diede così ordine di tentare l’assalto e riprendere il controllo di Douaumont, attacco fallito miseramente con un altro massacro di uomini senza precedenti.
Nell’Esercito Francese iniziarono così a manifestarsi i primi atti di diserzione, puniti severamente con la decimazione e, nel frattempo, a giugno, i Tedeschi compirono nuovi attacchi conquistando Vaux e Thiaumont, ma l’offensiva russa contro l’Austria-Ungheria costrinse Falkenhayn a distogliere ingenti forze in soccorso dell’esercito di Vienna.
Il 10 luglio le forze tedesche mossero alla volta di Souville, utilizzando anche gas fosgene ma senza ottenere grossi risultati; il fronte resse, anzi, la peggior aspettativa dello Stato Maggiore tedesco prese corpo quando già dal 23 giugno 1916 gli Inglesi iniziarono la loro offensiva sulla Somme, altro triste capitolo che porterà ad un’inutile carneficina, con oltre un milione e duecentomila morti.
Da questo momento in poi, la spinta germanica si fece sempre più fiacca, costringendo lo Stato Maggiore tedesco alla difensiva, la battaglia, tuttavia, non poté considerarsi conclusa fino a quando i contrattacchi francesi non ripresero Douaumont e Vaux, nonché Louvemont e Bezonvaux tra il 12 e il 16 dicembre 1916, ironia della sorte, la fine della più grande battaglia del primo conflitto mondiale non modificò in alcun modo le posizioni tenute da entrambi gli schieramenti.
Dopo il fallimento di Verdun, e per i rovesci subiti ad est insieme con l’incessante opposizione di Hindenburg e Ludendorff, Falkenhayn fu sostituito dallo stesso Hindenburg.
Falkenhayn assunse quindi il comando della 9ª Armata in Transilvania, ed in agosto lanciò un’offensiva congiunta con Mackensen contro la Romania, entrata nell’agosto del 1916 in guerra, a fianco dell’Intesa, la Romania subì non solo l’invasione austro-tedesca, ma anche quella bulgaro-ottomana da sud, con questa azione a tenaglia i soldati romeni furono costretti a ritirarsi.
Falkenhayn, il 5 dicembre, catturò la capitale romena, Bucarest; erano morti 350.000 soldati romeni, mentre il rimanente dell’esercito era riuscito a rifugiarsi sulle montagne della Moldavia, di fatto la Romania non esisteva più e i soldati romeni si arrenderanno definitivamente il 9 dicembre 1917, Falkenhayn aveva quindi condotto e ottenuto la più grande vittoria degli imperi centrali.
In seguito a questo successo, gli fu affidato il comando militare della Palestina, allora in mano turca, dove non riuscì ad impedire ai britannici del generale Allenby di conquistare Gerusalemme nel dicembre 1917.
Riuscì invece ad opporsi al piano turco di scacciare tutti gli Ebrei dalla Palestina e nel febbraio 1918 divenne comandante della 10ª Armata in Bielorussia, ruolo che tenne sino alla fine della guerra.
Falkenhayn fu per molti versi l’emblema del generale prussiano: fu un militarista in senso letterale, dotato di innegabili competenze politiche e militari, ma insofferente nei riguardi della democrazia e della rappresentanza parlamentare.
Militarmente Falkenhayn ebbe un curriculum fatto di luci ed ombre: l’offensiva di Verdun fu strategicamente un fallimento; la difesa della Palestina fu anch’essa un fallimento, sebbene vada notato che le forze alle sue dipendenze fossero largamente inferiori al nemico in numero ed equipaggiamento.
D’altro canto, il suo vittorioso piano per la conquista della Romania fu un esempio quasi perfetto di come condurre una guerra contro forze nemiche superiori, Winston Churchill lo considerava di gran lunga il più capace dei generali tedeschi della Prima guerra mondiale, Dupuy, ex primo ministro della terza repubblica francese, lo poneva tra i primi comandanti germanici, appena sotto Hindenburg e Ludendorff.
Tutte le fonti indicano che Falkenhayn fu un uomo ed un militare leale, onesto e scrupoloso, la sua condotta durante la guerra in Palestina nel 1917 evitò una persecuzione inumana contro gli Ebrei, e lo si dovette solo al comportamento di Falkenhayn, il che, rispetto al resto della storia della Germania del ventesimo secolo, assume un significato speciale, certamente non è facile accostare un atteggiamento del genere alla figura del freddo pianificatore della battaglia di Verdun, scientemente chiamato “il tritacarne”.
Nel 1919, Erich von Falkenhayn fu collocato a riposo e si ritirò a vita privata, durante la quale scrisse numerosi libri sulla guerra, alcuni saggi di strategia ed un’autobiografia.
Ma questa, è un’altra storia.

Podcast audio e video gratuito di 100 episodi su Youtube.
100 episodi del Podcast gratuito anche su Spotify.




