Alfred Redl – Un russo prussiano

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Alfred Redl è una persona qualunque.

Nel secondo episodio di SPIE, racconteremo la storia di Alfred che, al contrario di Lawrence d’Arabia, è la piena definizione di ciò che dicevamo nell’episodio precedente citando la definizione della Treccani sulle spie.

Alfred Redl nacque nel 1864 a Leopoli in Galizia, figlio di un ispettore capo delle ferrovie, all’età di 15 anni entrò all’accademia militare di Leopoli, uscendone ufficiale nel 1887, a 23 anni d’età.

Nel 1894 e ‘95 Redl prestò servizio nell’Ufficio delle Ferrovie, un’istituzione fondamentale dal punto di vista militare all’interno dell’Impero Austroungarico e cinque anni più tardi, nel 1900, lavorò presso lo Stato Maggiore nel controspionaggio, a partire dal 1905 nel gruppo russo e, dal 1907 al 1911, come capufficio supplente.

Il suo lavoro fu caratterizzato da numerose innovazioni e Redl utilizzò per l’epoca tecnologie all’avanguardia per “interrogare” gli agenti segreti nemici, dopo la sua promozione a colonnello, nel maggio 1912, Redl venne trasferito a Praga il 18 ottobre dello stesso anno come capo di stato maggiore dell’Ottavo Corpo d’Armata.

Il problema fu che dal 1903, e fino alla sua morte nel 1913, Redl lavorò come spia per la Russia e non contro di essa, il tutto a ridosso dell’inizio della prima guerra mondiale, non è chiaro cosa lo spinse al tradimento del suo Impero Austroungarico, anche perché non gli fu nemmeno dato il tempo di raccontare tutto, venne di fatto “costretto” al suicidio poco dopo essere stato scoperto, ma andiamo con calma.

L’ipotesi più accreditata fu che fosse ricattato dai russi, pare dopo essere stato scoperto in una posizione compromettente legata al fatto di essere omosessuale: rivelazione che avrebbe potuto stroncare immediatamente la sua carriera militare e, oltre a ciò, l’omosessualità era illegale a quel tempo in molte parti del mondo, compresa l’Austria-Ungheria, ciò lo avrebbe portato o al carcere, o al manicomio, o ad entrambi.

Ma nel contempo venne ricompensato molto bene per i suoi servigi, e il suo tenore di vita era assai superiore a quello che gli avrebbe concesso il suo stipendio da ufficiale, l’ipotesi per cui Redl fosse anche un doppiogiochista e che avrebbe lavorato pure per i servizi segreti di Francia e Italia è stata analizzata molto dopo la sua morte, ma non fu né provata né smentita in modo credibile.

L’addetto militare russo Marčenko reclutò Redl nell’ottobre 1907 descrivendolo come “insidioso, taciturno, concentrato, col senso del dovere e dotato di buona memoria … dalla dolce, morbida e delicata voce, … piuttosto furbo e falso che intelligente e di talento, cinico, amante delle donne …”, tesi che farebbe cadere l’ipotesi sulla sua omosessualità, fonte di ricatto per il reclutamento.

Si ritiene che Redl abbia passato molte informazioni alla polizia segreta russa Ochrana, tra cui i piani per una futura offensiva austro-ungarica contro la Serbia, probabilmente, tradì anche ufficiali russi che si erano rivolti al servizio segreto austro-ungarico, permettendone la cattura.

Redl fu smascherato grazie a numerose casualità: la guaina di un coltello tascabile, da lui smarrita a Praga, venne rinvenuta proprio da un agente da lui stesso addestrato, quest’ultimo iniziò a sospettare di Redl e notò sempre maggiori anomalie, Redl riceveva, ad esempio, notizie da Eydtkuhnen, in Prussia Orientale, un valico della frontiera russo-tedesca sovente utilizzato dagli agenti segreti.

All’inizio di aprile del 1913 una lettera indirizzata a un certo Nikon Nizetas e giacente presso la posta centrale di Vienna fu rispedita al suo mittente a Berlino, probabilmente, al fine di constatare l’identità del mittente, la busta fu però aperta a Berlino e vi si trovarono 6.000 corone in banconote, nonché due indirizzi di spie a Parigi e Ginevra già note agli austriaci ed ai tedeschi.

Il maggiore tedesco Walter Nicolai informò del fatto il suo omologo austriaco Maximilian Ronge dell’Evidenzbureau, il quale controllava lo sportello fermoposta nell’ufficio postale centrale di Vienna assieme al capo della polizia Edmund von Gayer, e il 25 maggio 1913, il colonnello Redl passò a ritirare ulteriori missive per lui giacenti, quindi venne pedinato.

Redl fu infine identificato grazie anche a dei bollettini riempiti a mano che aveva stracciato e buttato via, era una spia dei russi.

Il capo di stato maggiore austro-ungarico Franz Conrad von Hötzendorf ordinò, subito dopo il ritrovamento delle prove compromettenti, l’arresto di Redl e la perquisizione della sua camera nell’Hotel Klomser, Redl fu sottoposto a un breve interrogatorio in cui confessò a Ronge di essere stato al servizio, solo negli anni 1910 e 1911, di potenze straniere; nel contempo dichiarò di aver agito senza complici.

In seguito alla confessione di Redl, la commissione d’inchiesta si ritirò, si legge dal verbale, “per dare al delinquente la possibilità di porre fine rapidamente alla sua vita”, Redl si sparò con una pistola messa a sua disposizione in quel momento, fatto che fu molto criticato dall’imperatore Francesco Giuseppe, troppa fretta nel fare ciò che si sarebbe potuto fare con più calma a indagini finite, forse, a qualcuno fece comodo che ciò che confessò in quel frangente fosse tutto, meglio non dargli altro tempo, meglio non scoprire altre cose.

Il mattino seguente un investigatore venne mandato a svolgere ulteriori verifiche presso l’albergo sorvegliato, anche se era troppo tardi, il controspionaggio austriaco scoprì comunque che presso il conto corrente di Redl, nella Neue Wiener Sparkasse, era stata registrata dall’inizio del 1907 una vistosa e ricorrente serie di depositi, che fino al 1913 avevano raggiunto la cifra di 116.700 corone.

Ci si rese conto solo in quel momento che sarebbe stato utile proseguire l’interrogatorio di Redl per verificare l’entità del suo tradimento che sicuramente non era circoscritto solamente agli anni 1910 e 1911 ma che, molto probabilmente, erano iniziati nel 1907 fino al momento del suo suicidio “consigliato”.

Si trovarono anche svariati documenti compromettenti, ordini di battaglia, istruzioni per un’eventuale mobilitazione, i manuali di riserva e provvedimenti del controspionaggio in Galizia, gli indirizzi di copertura di stati maggiori nemici, le corrispondenze di spionaggio e altro ancora, ma, soprattutto, il tradimento dei piani austriaci di combattimento contro la Russia, che riportavano le forze necessarie per l’inizio delle ostilità e la loro disposizione sul campo.

La Russia sapeva dove e come le forze austroungariche si sarebbero disposte e, dato che nonostante il suicidio di Redl lo scandalo non poté essere occultato e venne inesorabilmente alla luce, a quanto pare a causa delle rivelazioni del fabbro che aveva permesso agli inquirenti l’accesso alla stanza d’albergo di Redl, il servizio segreto austriaco tentò in tutti i modi di sminuire l’accaduto di fronte all’opinione pubblica.

Si parlò di prime tracce di spionaggio dal marzo 1912, si collegò l’accresciuta necessità di denaro di Redl con la sua passione fatale, tornando a parlare di omosessualità, e in un referto autoptico si concluse per una patologica alterazione del suo cervello, al tempo l’omosessualità lo era, contemporaneamente si tentò di rielaborare in tutta fretta il piano di invasione ma di far credere ai russi che il piano rivelato fosse ancora valido.

Se i russi ci avessero creduto, gli austroungarici avrebbero saputo dove il nemico si sarebbe preparato per accoglierli, ma nessuna certezza si avrebbe potuto avere con così poco tempo a disposizione.

Si ritiene che il tradimento di Redl abbia contribuito alle sconfitte austro-ungariche durante i primi mesi di guerra, dato che i piani da lui divulgati erano molto dettagliati e che non potevano essere modificati con il breve tempo che trascorse tra il suo suicidio e lo scoppio della guerra.

Dato che Redl fece sgominare anche una serie di spie austriache e tedesche in Russia, occultando in questo modo il massiccio riarmo dell’esercito russo, l’Austria-Ungheria si fece un quadro eccessivamente ottimista dei rapporti di forza, non sapendo del riarmo erano estremamente convinti che avrebbero sovrastato gli avversari anche se avessero conosciuto i loro piani d’attacco.

Il conte e deputato austriaco al Reichsrat Adalbert Sternberg ebbe a dichiarare, dopo la fine della grande guerra:

«Questa canaglia ha denunciato ogni spia austriaca, […] Redl rivelava i nostri segreti ai russi e impediva che le nostre spie carpissero i loro, così nel 1914 gli austriaci e i tedeschi hanno potuto ignorare l’esistenza di 75 divisioni russe, che da sole corrispondevano all’intero esercito austro-ungarico, se lo avessimo saputo, i nostri generali non avrebbero mai spinto l’alto dignitario di corte alla dichiarazione di guerra.»

A dirla tutta, lo stato maggiore russo zarista confidò troppo nell’immutata validità dei piani rivelati da Redl e venne colto di sorpresa quando le forze austro-ungariche lanciarono la loro offensiva da un punto situato dai 100 ai 200 km più ad occidente di quello conosciuto, fatto che portò alle aspre battaglie di Kraśnik e Komarów.

La battaglia di Kraśnik venne combattuta a partire dal 23 agosto 1914 in Galizia e nelle aree lungo il confine tra l’Austria settentrionale e l’Impero russo, nell’attuale Polonia e fu il primo scontro tra Russia e Austria-Ungheria lungo il fronte galiziano, la battaglia vide la vittoria dell’esercito asburgico guidato dal generale Viktor Dankl, mentre la battaglia di Komarów fu un episodio sul fronte orientale nel quale l’Imperiale e regio Esercito austro-ungarico sconfisse, anche in questo caso, le truppe russe.

Nonostante il giro di informazioni vendute da Redl ai russi, in queste due battaglie, gli austroungarici ebbero la meglio, non era ancora guerra di trincea ma una guerra di movimento, persero comunque la vita più di 60.000 soldati di entrambi gli schieramenti, per colpa di Redl, per colpa degli austroungarici che non vollero rimandare l’invasione credendo che i russi fossero meno armati e forti di loro, per colpa dei russi che credevano di avere la situazione in pugno sapendo dove i nemici si sarebbero appostati ma, soprattutto, per colpa della guerra.

Ma questa, è un’altra storia.

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