Alvin Cullum York – Eroe pistolero ubriacone

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Alvin Cullum York è una persona qualunque.

Figlio di un contadino del Tennessee, dove era nato il 13 dicembre 1887, Alvin York trascorse un’infanzia che, definire tranquilla, sarebbe un eufemismo: assiduo frequentatore di bar dove soleva spesso ubriacarsi assieme agli amici, possedeva un’abilità impressionante con le pistole, non sbagliava mai un colpo, cosa che lo porterà al proprio riscatto personale nel periodo del primo conflitto mondiale.

Quasi a imitazione degli eroi, cui siamo abituati a vedere nei film o a leggere nei romanzi, che cadono ma si rialzano più forti di prima, la sua vita prende una piega inaspettata nel 1911 quando muore il padre William, negli anni seguenti sarà lui che tirerà avanti la famiglia, aiutando la madre ad allevare i suoi fratelli, Alvin era il terzogenito di undici figli.

Nel 1914, all’età di 27 anni, ebbe una crisi religiosa e divenne seguace della Chiesa di Cristo nell’Unione cristiana, una setta minoritaria e conservatrice, ostile al cattolicesimo tradizionale.

Le sue giornate passate in compagnia degli amici tra alcool e saloon erano finite, intanto l’Europa era sprofondata nel baratro della Prima Guerra Mondiale, ma anche negli Stati Uniti cominciavano a farsi più insistenti le voci che si elevavano per un intervento a fianco degli eserciti alleati.

Forte della sua nuova fede cattolica, al momento della chiamata alle armi si definì un “obiettore di coscienza”, anticipando di quasi mezzo secolo i movimenti del Sessantotto e scrisse sul proprio foglio di arruolamento “non voglio combattere, credo nella Bibbia”, l’esercito non ne tenne conto e l’arruolò nell’82a Divisione Fanteria, 328° Reggimento, Compagnia G, destinandolo al fronte francese.

Dopo settimane di profonda crisi, il giovane Alvin si convinse che combattere “era un dovere morale ordinato dal Signore”, un dovere per salvare la democrazia e mettere fine celermente alla guerra risparmiando vite umane.

Il Caporale Alvin York divenne così uno dei tanti soldati americani che composero il corpo di spedizione agli ordini del Generale John Pershing e giunto al fronte dopo l’addestramento svolto a Camp Gordon, il suo nome, e le sue gesta, passeranno alla storia per la formidabile azione a cui prese parte l’8 ottobre 1918, quando, assieme ad un gruppo di sedici soldati, lasciò le linee francesi per prendere possesso di una linea ferroviaria nei pressi di Chatel Chéhéry, nelle Ardenne.

L’offensiva della Mosa-Argonne, anche detta “battaglia della foresta dell’Argonne” o “battaglia delle Argonne”, avvenne tra il 26 settembre e l’11 novembre 1918, lungo il Fronte occidentale della prima guerra mondiale.

Quest’offensiva faceva parte dell’offensiva dei cento giorni, nella quale gli eserciti alleati costrinsero alla ritirata i tedeschi e riconquistarono gran parte del territorio francese occupato dall’Impero tedesco.

L’offensiva venne condotta principalmente dalle forze statunitensi dell’American Expeditionary Forces guidato dal generale John J. Pershing che, peraltro, mostrarono gravi carenze tattiche e mancanza di esperienza; i ripetuti attacchi frontali vennero respinti dalle forze tedesche schierate a difesa sulla cosiddetta Linea Crimilde e fino al 1 novembre 1918 gli americani furono praticamente bloccati.

L’offensiva delle Argonne costò pesanti perdite al corpo di spedizione americano e costituisce ancora la battaglia della storia in cui le truppe statunitensi subirono il maggior numero di morti e feriti.

Una mattina, il caporale York e i suoi compagni partirono con il compito di prendere il controllo di una linea ferroviaria, avevano mappe scritte in francese, che non compresero, ed erroneamente si ritrovarono dietro le linee nemiche.

La pattuglia americana di York si ritrovò nel mezzo delle linee tedesche fortemente trincerate, in un primo momento i soldati del Kaiser, vedendoli giungere dalle loro retrovie, credettero di essere stati circondati, ma non appena capirono la realtà dei fatti e l’esiguo numero degli yankees, reagirono prontamente.

Da una collina nelle vicinanze cominciarono a crepitare le mitragliatrici e nove dei sedici soldati caddero nei primi minuti di scontri, più della metà della forza attaccante era già stata persa, intanto, il Caporale York, armato solo di un fucile Enfield e di una pistola Colt, si avventurò da solo in campo nemico, le giornate passate ai tiri a segno da ragazzo tornarono, come dirà lui stesso, molto utili.

Da solo, sparando con le armi in dotazione, e con l’uso della baionetta, uccise 25 soldati nemici, mise fuori uso 35 mitragliatrici e, assieme ai sette soldati superstiti, riuscì a catturare 132 prigionieri.

Al rientro alle proprie linee, assieme alla mole dei nemici catturati, fu accolto come un eroe, venendo promosso al grado di Sergente e decorato con la Distinguished Service Cross, la seconda più alta decorazione assegnata dall’Esercito degli Stati Uniti per atti di valore e, poco dopo, giunse anche la massima onorificenza, l’agognata Medal of Honor.

Terminata la prima guerra mondiale da vincitore, Alvin tornò negli Stati Uniti, dove venne anche lì accolto come un eroe nazionale, e non a torto possiamo aggiungere; congedato, tornò nella sua cittadina natale e fu accolto nuovamente come una gloria nazionale, l’eco dell’impresa che aveva portato a termine lo precedeva ovunque andasse.

Alvin York, appena rientrato, sposò Gracie che lo aveva fedelmente aspettato, prese poi parte anche al secondo conflitto mondiale con il grado di maggiore e, finita anche la seconda guerra mondiale, divenne colonnello della Guardia Nazionale del Tennessee.

Proprio nel Tennessee visse in una fattoria donatagli dallo Stato e contribuì a fondare un istituto industriale e una scuola per l’istruzione dei giovani rurali.

Alvin York, a guerra finita, raccontò: “Ho tenuto un diario per tutta la guerra. Ho tenuto un piccolo taccuino in America e poi quando siamo andati in Francia ho comprato uno di quei piccoli taccuini neri francesi. Ho portato questo piccolo diario in tasca. Ci ho scritto nel campo, sulle navi e nelle trincee e nelle trincee al fronte.

A nessun soldato dell’esercito americano era permesso tenere un diario. Era contro le regole e chiunque fosse stato sorpreso a portarlo con sé era soggetto alla corte marziale, perché portare con sé il diario, raccontare i luoghi in cui si era stati, cosa era successo e a quale esercito si apparteneva, se si veniva catturati, avrebbe dato ai tedeschi informazioni che non volevamo che avessero.

Il capitano, quando la compagnia era schierata, chiedeva se qualcuno avesse un diario. Era il capitano Danforth di Augusta, Georgia. E un giorno mi chiese se tenessi un diario. Gli dissi che non avrei ammesso se lo tenessi o meno e lui mi disse che avrei tradito molte informazioni preziose ai tedeschi se fossi stato catturato.

E gli dissi che non ero venuto in guerra per essere catturato, e che non sarei stato catturato, e che se i tedeschi avessero mai ottenuto delle informazioni da me, avrebbero dovuto estrarle dal mio cadavere.

E così il capitano continuò, e io tenni il piccolo diario, e ce l’ho adesso in una cassetta di sicurezza nella mia banca a Jamestown, Tennessee.

E poi, quando fu tutto finito e mi tolsi la vecchia uniforme della divisione americana e indossai di nuovo la tuta, uscii con i cani e la vecchia carabina ad avancarica; e mi misi a pensare e a chiedermi di cosa si trattasse.

E sono tornato al posto sul posto sulla montagna dove ho pregato prima della guerra, e ho ricevuto la mia assicurazione da Dio che sarei andato e sarei tornato. E sono rimasto lì fuori e ho ringraziato quello stesso Dio che mi aveva portato attraverso la guerra”.

L’eroe americano Alvin York morì nel 1964 a causa di un’emorragia cerebrale e venne sepolto nel cimitero della sua Pall Mall.

La sua fama era talmente riconosciuta che soprannominarono l’M247 Divad, un semovente antiaereo sviluppato dalla ditta statunitense Ford Aerospace agli inizi degli anni ottanta, “Sgt. York”.

Basato sullo scafo del carro da battaglia Chrysler M48A5 Patton, montava una nuova torretta costruita dalla Ford Aerospace and Communication Corporation equipaggiata con due cannoni Bofors 40/70 mm e un radar di controllo del tiro General Electric AN/APG-66.

Il DIVAD avrebbe dovuto rimpiazzare il precedente semovente M163 VADS (Vulcan Air Defense System), operando sul campo di battaglia insieme al carro pesante da combattimento M1 Abrams e al veicolo corazzato da trasporto truppe M2/M3 Bradley.

Furono costruiti e distribuiti dal 1980 e il 1985 ma non ebbe un gran successo, varie problematiche tecniche ne bloccarono quasi immediatamente la produzione e dei 618 esemplari ordinati ne furono poi presi solamente 50.

Oltre a questo, Il sergente York (Sergeant York) fu anche un film di guerra del 1941 diretto da Howard Hawks con Gary Cooper, ispirato alla vita dell’eroe statunitense della prima guerra mondiale.

Il film fu un grande successo con 10 designazioni ai premi Oscar, che comportarono una statuetta per Gary Cooper e una per il montaggio, il film occupò un posto particolare nel lavoro di Hawks che lo diresse per aiutare il produttore Jesse L. Lasky in cattive acque; alla sceneggiatura collaborò John Huston.

Fu il film col maggiore incasso nell’anno 1941 e nel 2008 fu scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Ma questa, è un’altra storia.

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