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Il dizionario Treccani definisce spia “chi con l’inganno o la dissimulazione cerca di venire in possesso di notizie riguardanti altre persone allo scopo di riferirle, per malevolenza o per invidia o per interesse personale, a chi possa valersene per punire o, comunque, danneggiare le persone interessate”, ma è veramente sempre così?
Iniziamo con questo primo episodio una serie di 4 puntate sulle spie della prima guerra mondiale, abbiamo già parlato di Luisa Zeni e Mata Hari, ma gli uomini?
Dopo Erik Weisz, al secolo Houdinì, in questo primo episodio dedicato, racconteremo la storia dell’unica spia che potrebbe mettere perfino in discussione la descrizione della Treccani, Thomas Edward Lawrence.
Secondo di cinque figli illegittimi, nati fuori dal matrimonio da una relazione del padre, Sir Thomas Robert Tighe Chapman, VII baronetto, proprietario terriero anglo-irlandese, l’ultimo dei baronetti Chapman del castello di Killua in Irlanda con Sarah Lawrence.
Per molti anni visse sotto il nome di Thomas Robert Lawrence, prendendo il cognome della madre, madre anche dei suoi quattro fratelli, Thomas era, secondo i dati riportati dell’epoca, di esile costituzione, non molto alto, di carnagione chiara, con occhi azzurri e biondo di capelli.
Trasferitosi nel 1899 con la famiglia a Oxford, s’iscrisse nello stesso anno alla scuola superiore, nel 1907, entrato nelle grazie di David George Hogarth, un influente esponente dell’associazione Round Table (Tavola rotonda) che lo aveva appoggiato negli studi al Jesus College dell’Università di Oxford e introdotto nell’esclusivo quanto misterioso circolo, di cui praticamente niente si sa ai giorni nostri, incominciò a viaggiare fra la Francia e il Medio Oriente, visitando la Palestina, la Giordania e l’Egitto.
Due anni dopo, nel 1909, rientrò da un lungo viaggio in Siria, presentando una tesi di dottorato sui castelli crociati e l’anno successivo, nel 1910, andò a Karkemish, situato fra la Siria e la Turchia, dove sulle rive dell’Eufrate effettuò ricerche sotto la guida di Sir Leonard Woolley, un archeologo britannico considerato uno dei primi archeologi moderni, entrambi dipendenti del British Museum.
Arruolato nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale, fu designato al servizio cartografico dello stato maggiore dell’esercito inglese in Egitto, qui passò, due anni dopo, all’intelligence militare e politica; nello stesso anno esplorò Shivta, un’antica città situata nel deserto del Negev, in Israele, a circa 43 chilometri a sud-ovest di Be’er Sheva.
Nel 1916, quando la prima guerra mondiale era in pieno corso, scoppiò quella che verrà definita, nell’area orientale, la “rivolta araba”; sul fronte africano il Regno Unito tentava di tenere testa e porre un freno alle forze dell’Impero ottomano e in questo contesto, a Londra, sembrò cosa utile cercare di sfruttare il malcontento di una parte degli arabi nei confronti dei turchi.
L’anello debole su cui concentrarsi sembrava essere costituito dagli elementi tribali che vivevano da nomadi fra i territori siro-transgiordanici e quelli della penisola araba, dove il controllo ottomano si limitava alle sole due città sante di La Mecca e Medina e ai punti costieri d’interesse strategico navale.
Da quelle parti una grandissima popolarità circondava la figura di al-Husayn, sceicco della Mecca che, essendo un hascemita, e quindi discendente del profeta Maometto, poteva avere l’autorevolezza necessaria a realizzare la riscossa araba contro gli ottomani, meglio se fatto sotto l’occhio vigile degli inglesi.
L’alto commissario britannico, Sir Henry McMahon, fu incaricato di avviare discreti contatti diplomatici con al-Husayn, al termine dei quali si trovò l’accordo che prevedeva il riconoscimento del Foreign Office nell’indipendenza degli arabi all’interno di confini tuttavia non meglio identificati, lo sceicco li intese come definiti dall’area geografica in cui si parlava la lingua araba, mentre Londra preferì rimanere volutamente nel vago e nell’ambiguità.
Ma all’indomani della loro vittoriosa rivoluzione, i sovietici diffusero notizie che accusavano la Gran Bretagna e la Francia per quel che volevano veramente attuare in Arabia, secondo i russi le due potenze avevano programmato di portare avanti una cinica politica a “doppio binario”, su uno di questi erano ben intenzionati a spartirsi fra loro i domini ottomani una volta che Istanbul e i suoi alleati degli imperi centrali fossero stati sconfitti, mentre sull’altro fecero generose offerte d’indipendenza agli arabi per ritrovarseli come alleati.
Thomas Edward Lawrence, profondo conoscitore dei costumi e della cultura araba, operava come agente dell’Intelligence britannica al Cairo ed era a conoscenza di questa doppia situazione ma sperava che se gli arabi si fossero trovati in una posizione dominante alla fine della guerra “il buon senso avrebbe consigliato alle Grandi Potenze una giusta risoluzione per le loro rivendicazioni”.
Credendo in questo e molto motivato, Thomas fu accettato e assunto con funzioni di “consigliere militare” presso il figlio dello sceicco della Mecca, Fayṣal, futuro primo monarca del Regno d’Iraq, delegato dal padre a guidare militarmente la rivolta araba che egli aveva nel frattempo proclamato, e dove Thomas Lawrence passò alla storia come “Lawrence d’Arabia”.
Come truppe arabe combattenti, Faysal poteva contare su un buon numero di elementi tribali, fra cui un ruolo importante ebbe ʿAwda Abū Tayy, della tribù dei Banū Tayy, oltre che su un certo numero di volontari, impregnati per lo più di cultura europea e di quegli stessi ideali nazionalistici che si erano imposti nel Vecchio Continente nel corso di tutto il XIX secolo e che, in un qualche modo, erano arrivati fin laggiù.
Alla fine l’esercito arabo, o anche esercito dell’Hegiaz, fu una forza armata araba formata durante la rivolta del 1916 dal re al-Husayn, nominato “sultano degli Arabi” nello stesso anno, per combattere contro l’Impero ottomano al fianco del Regno Unito nell’ambito del teatro mediorientale della prima guerra mondiale allo scopo di liberare la penisola arabica dal giogo turco e riunificarla in un’unica nazione.
Thomas Edward Lawrence si distinse come comandante di questo esercito e divenne noto per le sue azioni, sotto il suo comando le milizie arabe, addestrate sotto l’ordinamento britannico, presero parte attivamente ai combattimenti e riportarono numerose vittorie contro gli ottomani come nella battaglia di Aqaba.
La prima guerra mondiale poi seguì il suo corso, l’Impero ottomano e tutti gli imperi centrali persero la guerra, questo è un fatto risaputo come è risaputo che la sconfitta degli ottomani in guerra nel 1918 fu determinante per la successiva dissoluzione dell’impero stesso, ora era il turno dei vincenti di spartirsi il proprio premio.
Amareggiato dagli eventi post-bellici, in cui nonostante il successo agli arabi non venne riconosciuta l’indipendenza e i territori furono alla fine spartiti da Gran Bretagna e Francia, Lawrence, con un gesto clamoroso, dopo aver preso parte alla Conferenza per la pace del 1919, si dimise dalla carica di consigliere politico degli Affari Arabi e dall’esercito giungendo a rifiutare anche la carica di “viceré” delle Indie.
Non accettò nemmeno la prestigiosa Victoria Cross per le sue brillanti azioni militari proprio mentre Sua Maestà Giorgio V stava per consegnargliela, lasciando sbigottito il sovrano che lasciò letteralmente “con la scatola in mano”.
Dopo questo, Lawrence decise di ritirarsi a vita privata in Inghilterra e per qualche tempo vi riuscì, dedicandosi alla stesura de I sette pilastri della saggezza, libro di memorie, ma anche racconto poetico, che avrà una pubblicazione in forma ridotta con il titolo La rivolta nel deserto nel 1927.
Nel 1936 fu pubblicata postuma una versione, la più conosciuta a dir la verità, più vicina a quella integrale, la quale finalmente arrivò alla pubblicazione; nell’opera si raccontava l’impresa compiuta con Faysal e altri capi delle tribù arabe, appoggiando la rivolta antiturca proclamata da Hussein, sceicco della Mecca, nella più totale assimilazione dello stile di vita beduino nel deserto d’Arabia, teatro della guerra, fino alla conquista di Damasco insieme con Allenby.
In un “capitolo cancellato” dei Sette pilastri, che è riapparso solamente quasi un secolo più tardi, nel 2022, in occasione di un’asta tenutasi in Inghilterra, Lawrence rivela di provare “amara vergogna” per il trattamento ricevuto dagli arabi suoi amici e alleati, alla fine della guerra, da parte del Regno Unito.
In quello stesso periodo venne pubblicata anche la sua tesi di laurea, Castelli crociati, mentre l’esperienza vissuta sotto falso nome, nel 1922, come semplice aviere nella RAF, sarà invece raccontata in un altro libro, The Mint, pubblicato anch’esso postumo nel 1955; in Italia uscì con il titolo: L’aviere Ross.
Nel 1935 Lawrence venne congedato definitivamente e si ritirò a Clouds Hill, presso Bovington, nella contea del Dorset.
Tanti segreti avvolgevano Lawrence d’Arabia, alcuni poi scritti e spariti dai suoi libri ed altri tenuti per sé, ma da documenti resi pubblici dal Public Record Office britannico ci fu un carteggio composto da vari diari e lettere consegnate dopo la sua morte alla Bodleian Library di Oxford dal fratello Arnold.
Si venne a conoscenza di rimesse di denaro che Lawrence, per il tramite della RAF, fece a più riprese dal 1924 fino alla sua morte, nel 1935, quando venne congedato definitivamente, a favore di diverse persone, fra cui vi erano due signore, con una delle quali, un’insegnante di nome Ruby Bryant, con cui si dice avesse contratto matrimonio.
Il 13 maggio 1935, sempre l’anno del suo congedo definitivo, mentre percorreva sulla sua motocicletta Brough Superior una piccola strada di campagna, Lawrence rimase vittima di un incidente, secondo molti non casuale, le cui dinamiche non sono mai state chiarite pienamente.
La versione ufficiale fu che fosse uscito fuori strada per evitare due bambini in bicicletta che apparvero improvvisamente in mezzo alla strada, andò in coma e morì pochi giorni dopo, il 19 maggio, nella casa di campagna dove abitava, venendo commemorato con dei funerali di Stato e seppellendo, assieme alla salma, anche i suoi segreti.
Thomas Edward Lawrence Conosciuto con lo pseudonimo di Lawrence d’Arabia, ebbe diversi altri alias, tra cui quelli di T. E. Smith, T. E. Shaw e John Hume Ross, oggi riposa nella chiesa di San Nicola a Moreton, nel Dorset.
Questo è il destino delle spie.

Il nostro podcast “Le Spie della grande guerra” è dedicato alle spie della prima guerra mondiale, persone nascoste nell’ombra che hanno salvato vite studiando, indagando e nascondendosi agli occhi dei nemici.
Questo libro raccoglie le loro vicende reali, avventurose e drammatiche per restituire voce a chi visse la guerra non con le armi, ma con l’intelligenza, l’inganno e la determinazione di chi sfidò il proprio tempo.




