Marie Curie – Radio e Polonio

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Maire Curie è una persona qualunque.

Maria Skłodowska nacque nel 1867 a Varsavia, in una Polonia all’epoca sotto la dominazione dell’Impero russo, fu l’ultima di cinque figli e figlie di una famiglia che proveniva da una classe sociale orgogliosa del suo ruolo nel proprio Paese, appartenente alla piccola nobiltà terriera degli szlachta.

Nel 1874, quando Maria aveva appena 7 anni, vide la sorella Zosia morire di tifo, e nel 1878 morì la madre, malata di tubercolosi, questo doppio lutto precoce segnò profondamente la piccola Maria, che sviluppò un tratto caratteriale serio e tendente alla tristezza.

Maria iniziò gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli poi a Varsavia e infine all’Università di Parigi, laureandosi in matematica e fisica, dalla nascita Maria possedeva tre qualità che presto la renderanno la beniamina degli insegnanti: memoria, capacità di concentrazione e sete di sapere.

All’età di 15 anni Maria Skłodowska concluse gli studi secondari al ginnasio ottenendo la medaglia d’oro che designava i migliori e, tornata a Varsavia, aderì al progetto dell'”Università Volante”, un nome ambizioso che celava un circolo di ragazzi e ragazze, fanatici patrioti, che coltivavano clandestinamente il positivismo.

A 17 anni Maria aveva già rifiutato ogni religiosità; quel che c’era in lei di razionalità e, nello stesso tempo, di fede nel progresso, trovava nel positivismo un’armatura e, nell’interpretazione polacca, una via d’azione.

Maria strinse un patto con la sorella Bronisława, che desiderava studiare medicina a Parigi nonostante le ristrettezze economiche della famiglia, avrebbe lavorato per aiutare la sorella a pagarsi gli studi, e quando la sorella si fosse laureata, sarebbe stata lei ad aiutare Maria, così nel 1885 Maria si presentò in un’agenzia di collocamento per cercare lavoro e trovò un’occupazione come governante presso diverse famiglie.

La relazione che lega le due sorelle è così solida che resteranno unite fino all’ultimo respiro di Maria, Bronisława è esuberante, espansiva, materna e ha un amore sconfinato per la sua sorellina mentre Maria è chiusa, controllata e intransigente; non si abbandonerà che con lei.

È sempre Bronisława che protegge e consola Maria ed è forse proprio da questa fiducia nella solida sorella che nascerà il suo costante atteggiamento verso le donne, il ruolo delle quali non sarà trascurabile nella sua esistenza.

Dopo un primo lavoro a casa di una famiglia di avvocati di Varsavia, a Maria venne offerto un nuovo posto e lei lo accettò perché lo stipendio sarebbe stato più elevato, ma dovette anche accettare l’esilio: l’occupazione era a tre ore di treno e quattro di slitta da Varsavia.

Il 1º gennaio 1886, “la signorina Maria” prese servizio dagli Zorawski e dopo un anno di servizio accade l’imprevedibile: di ritorno dalle vacanze di Natale, Casimiro, il maggiore dei ragazzi Zorawski, si invaghì di questa fanciulla che non assomiglia a nessun’altra, Maria non confidò a nessuno i suoi sentimenti, ma era pronta a sposarlo; i genitori di lui però si opposero al matrimonio.

Casimiro, deluso dalla disapprovazione dei suoi, tornò a Varsavia per proseguire gli studi di ingegneria agraria, mentre Maria fu costretta a restare per aiutare economicamente la sorella Bronia, ma non riuscì a mandar giù l’offesa subita e tre anni dopo, a fine contratto, riuscì finalmente ad andarsene trovando lavoro presso ricchi industriali di Varsavia.

Nel 1891 Maria poté finalmente lasciare il lavoro e trasferirsi a Parigi, ospite di sua sorella Bronisława e del marito Casimiro Dluski, per proseguire i suoi studi, il 3 novembre 1891, Marie attraversò il cortile della Sorbona dove si era iscritta, francesizzando il suo nome, per preparare una laurea in scienze.

Pierre Curie entrò in scena nella vita di Marie nel 1894, era un fisico e matematico nato a Parigi nel 1859, all’epoca del loro incontro Pierre Curie aveva 35 anni e lei 26, lavorava come istruttore di laboratorio alla Scuola di fisica e chimica industriale e stava studiando i fenomeni della piezoelettricità che consistevano nella produzione di cariche elettriche in seguito alla compressione o alla dilatazione dei cristalli.

Fra i due nacque una solida amicizia basata sullo studio, sulla ricerca e sull’aiuto reciproco; basi su cui poi fonderanno il loro matrimonio nel 1895, Marie sarà sensibilmente restia a rinunciare alla sua indipendenza anche per l’uomo che amava, motivo per cui decise di non rinunciare totalmente al suo cognome e di farsi chiamare Marie Curie Skłodowska.

Dedicò la sua vita all’isolamento e alla concentrazione del radio e del polonio, i coniugi Curie-Skłodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro, riuscirono così, nel luglio del 1898, a isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio e 330 volte più radioattivo dell’uranio che fu chiamato polonio, in onore del Paese di origine della scienziata.

Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo che portò alla scoperta del radio, divenne la tesi di dottorato di Maria Skłodowska e quando il 28 marzo 1902 annotò sul suo quaderno nero: RA = 225,93, peso di un atomo di radio, fu la fine di un’avventura senza altri precedenti noti nella storia della scienza.

Nei salotti parigini non si parlò d’altro che del radio, l’Accademia delle scienze aprì ai Curie un credito di 20 000 franchi per “l’estrazione delle materie radioattive”, se ne creò una terapeutica, un’industria e una leggenda.

Ma se il nome dei Curie fu conosciuto in tutto il mondo, fu perché venne associato immediatamente alla guarigione del cancro, due ricercatori tedeschi annunciarono che le sostanze radioattive avevano effetti fisiologici e lo stesso Henri Becquerel, che trasportò nella tasca del suo gilet una provetta contenente radio, si ustionò e così osservò e scoprì che una protezione di piombo rendeva il radio inoffensivo.

Insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria Skłodowska-Curie ricevette, prima donna della storia, il premio Nobel per la fisica nel 1903 in riconoscimento dei servizi straordinari che essi resero nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi.

Alcuni medici si mobilitano, il dottor Daulos cominciò a trattare i suoi malati dell’ospedale Saint-Louis con provette che emanano radio, prestate dai Curie, il radio distrusse le cellule malate nel cancro della pelle e quando l’epidermide distrutta dalla sua azione si riformava, era sana, non rimaneva che estrarre il radio dal minerale su scala industriale.

Con una decisione insolita, Marie Curie Skłodowska intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico.

Il 19 aprile 1906 Marie si trovava in campagna con le figlie, Pierre era a Parigi e stava percorrendo a piedi rue Dauphine per raggiungere l’Accademia quando venne travolto da una carrozza, morì investito dai cavalli e dalle ruote del carro, la signora Curie Skłodowska divenne la “vedova illustre” e ottenne la cattedra di fisica generale alla Sorbona appartenuta precedentemente al marito, prima donna in assoluto ad averla.

Nel 1911 durante il primo congresso Solvay, Marie intraprese una relazione con il collega scienziato Paul Langevin, i due erano colleghi a Parigi, la relazione divenne scandalosa per il fatto che Langevin era padre di quattro figli e il suo matrimonio andò all’aria, proprio a causa di questa avventura.

La storia d’amore tra la vedova Curie Skłodowska e lo sposato Langevin causò una protesta pubblica tale che l’Accademia svedese, sul punto di assegnare il secondo premio Nobel alla Curie, aveva avuto dei ripensamenti ma malgrado la stampa dell’epoca attaccasse continuamente la donna, l’Accademia assegnò il premio a Marie Curie Skłodowska, con il consiglio tuttavia di non partecipare alla cerimonia, consiglio che lei ignorò.

A Marie fu dato il premio Nobel, questa volta per la chimica, in riconoscimento dei suoi servizi per l’avanzamento della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio, per l’isolamento del radio e lo studio della natura e dei composti di questo notevole elemento.

Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie operò insieme alla figlia Irène in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica che rese possibili le indagini radiologiche effettuate in prossimità del fronte e partecipò alla formazione di tecnici e infermieri.

Langevin, dal canto suo, ideò, durante la prima guerra mondiale, una tecnica per la produzione e la ricezione degli ultrasuoni, utile a rivelare la presenza di sommergibili e a compiere sondaggi marini.

Tale tecnica, perfezionata negli anni successivi, trovò la sua più ampia applicazione, mediante apparecchi come l’asdic ed il sonar, nel corso della seconda guerra mondiale per la caccia ai sommergibili e, nel dopoguerra, per disegnare esatte mappe dei fondali marini ed oceanici.

Nel 1921, Marie Curie, effettuò un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere i fondi monetari necessari a continuare le ricerche sul radio; ovunque fu accolta in modo trionfale ma negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità.

Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy in Alta Savoia, nel 1934, ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive e sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.

9 La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch’ella un premio Nobel per la chimica insieme al marito Frédéric Joliot-Curie nel 1935, la secondogenita, Ève Denise Curie, scrittrice, fu tra l’altro consigliere speciale del Segretariato delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia.

La nipote Hélène Langevin-Joliot fu professoressa di fisica nucleare all’Università di Parigi e un altro nipote, Pierre Joliot, fu un noto biochimico che si occupava dello studio della fotosintesi.

Ma questa, è un’altra storia.

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