Guglielmo Marconi – La nascita della radio

S:4-E:92

Guglielmo Marconi è una persona qualunque.

Nasce a Bologna il 25 aprile 1874 nel Palazzo Marescalchi, suo padre, Giuseppe Marconi, era un proprietario terriero che viveva nelle campagne di Pontecchio ed era al secondo matrimonio quando vedovo e con un figlio, conobbe una giovane irlandese, Annie Jameson, nipote del fondatore della storica distilleria Jameson & Sons, in visita in Italia per studiare bel canto, l’anno dopo nacque Alfonso e, nove anni più tardi, Guglielmo.

Marconi, già all’età di vent’anni, cominciò i primi esperimenti lavorando come autodidatta, aiutato dal suo maggiordomo Mignani, così, nell’estate del 1894, costruì un segnalatore di temporali costituito da una pila, un coesore e un campanello elettrico, che emetteva uno squillo in caso di fulmine.

In seguito riuscì, premendo un tasto telegrafico posto su di un bancone, a fare suonare un campanello posto dall’altro lato della stanza e, proseguendo nei suoi esperimenti, anche all’aperto; in campagna aumentava la potenza delle emissioni e la distanza che separava il trasmettitore dal ricevitore, capace di ricevere i segnali dell’alfabeto Morse.

Nella tarda estate o inizio autunno del 1895, dopo vari esperimenti a distanza crescente, l’apparecchio si dimostrò valido nel comunicare e ricevere segnali alla distanza di più di un miglio, ma anche nel superare gli ostacoli naturali; il colpo di fucile che il maggiordomo Mignani sparò in aria per confermare la riuscita dell’esperimento viene considerato l’atto di battesimo della radio.

In parallelo a Marconi stavano lavorando diversi ricercatori tra cui Nikola Tesla, che però non intendeva basarsi sulle onde hertziane, e il russo Aleksandr Popov, che aveva realizzato un ricevitore di onde radio collegate all’arrivo dei temporali, concettualmente simile a quello di Marconi ma molto meno sensibile e non in grado di ricevere segnali Morse.

Nel 1896 Marconi parlò con l’amico di famiglia Carlo Gardini, console degli Stati Uniti d’America a Bologna, dell’idea di lasciare l’Italia per andare nel Regno Unito, a sua volta Gardini scrisse una lettera all’ambasciatore d’Italia a Londra, Annibale Ferrero, per presentare il giovane e le sue straordinarie scoperte e come risposta l’ambasciatore Ferrero consigliò di non rivelare a nessuno i risultati ottenuti, se non dopo la presentazione del brevetto e lo incoraggiò a recarsi nel Regno Unito, dove riteneva che gli sarebbe stato più facile trovare i capitali necessari per l’impiego pratico della sua invenzione.

Il 12 febbraio dello stesso anno Marconi partì con la madre per il Regno Unito; a Londra, il 5 marzo presentò la prima richiesta provvisoria di brevetto, da sottolineare che tale richiesta avvenne con 21 giorni di anticipo rispetto alla data della prima trasmissione radio realizzata dal russo Popov, e il 2 giugno depositò all’Ufficio Brevetti la domanda definitiva per un sistema di telegrafia senza fili, n. 12039, dal titolo “Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi”.

Marconi, intanto, effettuava dimostrazioni pubbliche alla presenza di politici e industriali: collocava un trasmettitore sul tetto dello stabile della direzione delle Poste e un ricevitore in una casa su una banchina del Tamigi, a quattro chilometri di distanza; per l’Ammiragliato stabilisce un contatto attraverso il canale di Bristol, largo 14 chilometri e collabora con il Daily Express in occasione delle regate di Kingstown.

I giornalisti seguono le regate al largo, a bordo di un rimorchiatore, poi passano le notizie a Marconi, che le trasmette a una stazione a terra da dove vengono telefonate rapidamente al giornale.

Marconi effettuò la prima trasmissione senza fili sul mare da Ballycastle nell’Irlanda del Nord, all’isola di Rathlin nel 1898, stabilì un ponte radio tra la residenza estiva della regina Vittoria e lo yacht reale sul quale c’era il principe di Galles, il futuro Edoardo VII, convalescente per una brutta ferita al ginocchio.

Marconi concentra successivamente le sue ricerche verso l’Atlantico, convinto che le onde possano varcare l’oceano seguendo la curvatura della Terra e nel novembre del 1901 a Poldhu, in Cornovaglia, installa un grande trasmettitore munito di un’antenna di 130 metri, poi, s’imbarca per St. John’s di Terranova con gli assistenti Kemp e Paget, i due luoghi, separati dall’oceano Atlantico, distano fra di loro oltre 3 000 chilometri.

Il 12 dicembre 1901 ha luogo la comunicazione che costituisce il primo segnale radio transoceanico, il messaggio ricevuto è composto da tre punti, la lettera S del codice Morse.
Dal foglio matricolare custodito presso il distretto militare di Bologna risulta inoltre che il giovane Marconi aveva scelto di fare il soldato nell’Esercito per un anno; lo espletò invece nella Regia Marina, pur essendo nato in una città dell’entroterra, svolse il servizio militare all’ambasciata di Londra dal 1º novembre 1900, trasferito poi in Italia fu congedato il 1º novembre 1901.

Nel 1903 Marconi installò un analogo trasmettitore a scintilla nel Centro Radio di Coltano, presso Pisa, che verrà poi utilizzato fino alla seconda guerra mondiale, prima per comunicare con le colonie d’Africa, quindi con le navi in navigazione; in seguito il trasmettitore venne ampliato e potenziato tanto da diventare una delle più potenti stazioni radio d’Europa.

Marconi completò gli esperimenti per ottenere comunicazioni transoceaniche attendibili fino al 1907 e nell’ottobre dello stesso anno la Marconi Company inaugurò il primo servizio pubblico regolare di radiotelegrafia attraverso l’oceano Atlantico, dando la possibilità alle navi transatlantiche di lanciare l’SOS senza fili.

Il 10 dicembre 1909, a Stoccolma, Guglielmo Marconi ricevette il premio Nobel per la fisica, condiviso con il fisico tedesco Carl Ferdinand Braun, Marconi era già stato nominato altre volte prima e Braun era tuttavia un grande scienziato cui si deve fra l’altro l’invenzione del tubo catodico.

Quando, nel 1912, il Titanic affondò dopo avere lanciato il segnale SOS via radio, Marconi si trovava negli Stati Uniti d’America e accorse al porto di New York per ricevere i 705 superstiti, egli avrebbe dovuto essere a bordo poiché invitato al viaggio inaugurale con tutta la famiglia, ma, per motivi diversi, né lui né la moglie Beatrice salirono su quella nave, intervistato dalla stampa a New York, disse: «Vale la pena di avere vissuto per avere dato a questa gente la possibilità di essere salvata».

Il 25 settembre 1912, alle ore 12:30, Marconi transitava alla guida della sua automobile, una Fiat 50 HP, nel paese di Borghetto Vara in direzione di Genova, per attraversare il passo del Bracco, appena fuori dall’abitato in prossimità di una curva secca, la sua vettura si scontrò frontalmente con un’altra automobile, l’urto fu molto violento e Marconi venne ferito all’occhio destro dalle schegge di vetro del parabrezza della sua vettura, frantumatosi nello scontro.

Ricoverato presso l’Ospedale militare della Spezia, Marconi venne operato, dopo un consulto di vari luminari e a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni, i medici si videro costretti a estirpare l’occhio leso.

In data 19 giugno 1915 Marconi si arruolò come volontario nel Regio Esercito con il grado di tenente di complemento del Genio, promosso poi capitano il 27 luglio 1916 e, benché ufficiale dell’esercito, prestò servizio nell’Istituto Radiotelegrafico della Marina; in seguito a regolare domanda venne nominato Capitano di Corvetta; congedato con tale grado il 1º novembre 1919 venne poi promosso Capitano di Fregata in congedo e poi Capitano di Vascello, ambedue tali promozioni rientravano nelle norme di avanzamento degli ufficiali di complemento in congedo.

Il periodo bellico, con tutte le sperimentazioni da lui compiute, fruttò a Marconi la convinzione che si dovevano abbandonare le onde lunghe a favore di quelle corte.

Il 30 dicembre 1914 Marconi venne nominato senatore del Regno d’Italia e acquistò una certa importanza politica, compì varie missioni per il governo italiano che ne sfruttò la popolarità e quella più significativa fu sicuramente la partecipazione alla Conferenza di pace di Parigi.

Nel 1920 venne mandato in missione a Fiume con il suo panfilo Elettra da Gabriele D’Annunzio ma invece di convincerlo a rinunciare, mandò messaggi radio assieme a lui dalla nave Elettra.

Venne poi nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e poi della Regia Accademia d’Italia diventando automaticamente membro del Gran consiglio del fascismo, pur partecipando a una sola seduta.

La questione dell’adesione di Guglielmo Marconi al fascismo è molto complessa ed è tuttora oggetto di studio, certamente fu fortemente corteggiato, fin dall’inizio, dal regime, come d’altronde lo era stato dai governi precedenti, e decise di aderire, non tanto per i posti di rilievo negli organi nazionali, che arrivarono in seguito, quanto per lo spirito patriottico che rappresentava in principio.

Il 17 giugno 1929 Vittorio Emanuele III conferisce a Marconi il titolo ereditario di marchese e sempre lo stesso anno, su richiesta di Pio XI, si incarica di sovrintendere alla costruzione della prima stazione radio del Vaticano.

Dal 1933 alla morte fu presidente dell’Istituto Treccani, sempre nel ‘33 mostra nelle vicinanze di Castel Gandolfo ad alcuni alti ufficiali dell’esercito un apparato radio che permette di rilevare oggetti metallici nelle vicinanze (il passaggio di automobili), di fatto un primo abbozzo del radar che Marconi aveva preconizzato già nel 1922.

Gli saranno conferite sedici lauree honoris causa di cui due in legge, venticinque onorificenze di alto rango, tredici cittadinanze onorarie e con Regio Decreto del 18 luglio 1936, Marconi venne promosso contrammiraglio nella riserva per meriti eccezionali.

A Roma, la mattina del 19 luglio 1937, Guglielmo Marconi accompagnava alla stazione la moglie, diretta a Viareggio per festeggiare il settimo compleanno della figlia Elettra, facendo poi ritorno nella casa del suocero dove lo colpì una crisi cardiaca.

Dopo che il suo medico personale, il dottor Cesare Frugoni, gli comunicò la gravità delle sue condizioni, Marconi fece chiamare un sacerdote, ricevette l’estrema unzione e morì alle 3:45 del mattino del 20 luglio a 63 anni.

Ai funerali di Stato, tenutisi a Roma il 21 luglio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, partecipa la gran parte delle autorità politiche e del mondo accademico, compreso il capo del governo Benito Mussolini, oltre a un’impressionante folla di 500 000 persone.
I rapporti fra il Duce e l’inventore non furono tuttavia semplici, soprattutto verso la fine, quando Marconi tentò di convincerlo invano a non pensare a una guerra contro il Regno Unito, Marconi morì proprio alla vigilia di un incontro col Duce a questo proposito.

Inoltre, visto l’uso nella propaganda di guerra che i regimi fascisti e totalitari fecero della radio, pare che Marconi abbia detto della sua invenzione: “Ho fatto del bene al mondo o ho aggiunto una minaccia?

Ma questa, è un’altra storia.

Podcast audio e video gratuito di 100 episodi su Youtube.

100 episodi del Podcast gratuito anche su Spotify.