Bolo Pascià

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Dopo esserci occupati dell’inglese Lawrence e dell’austroungarico Redl, proseguiamo la serie sulle SPIE della prima guerra mondiale raccontando la storia del francese Bolo Pascià.
Paul-Marie Bolo nacque da Claude-Philibert-Albert Bolo, notaio e da Marguerite Colas, dopo avere abbandonato gli studi, poco più che ventenne, lavorò prima come barbiere e poi come odontoiatra insieme ad un socio ma dopo tre mesi il Tribunale del commercio di Marsiglia ordinò lo scioglimento della loro società.

In seguito si buttò nel business dei cereali insieme ad un nuovo socio, il pittore Panon, suo amico d’infanzia, ma a causa degli scarsi guadagni decisero di passare al commercio di aragoste, dopo avere tentato anche la strada dei generi coloniali ma fallita anche quest’ultima impresa, tentarono nel settore della ristorazione, senza tuttavia ottenere risultati soddisfacenti.

Fu così che Bolo, dopo avere mandato quasi in rovina l’amico pittore, decise di fuggire all’estero, prima a Barcellona e poi a Valencia, insieme a Mathilde Panon, ossia la moglie del suo ormai ex socio.

Trovatisi a corto di denaro, utilizzando il nome di Paul Berner, riuscì ad aprire una taverna che mantennero fino a quando Mathilde decise di trasferirsi, insieme a lui, a Parigi, misteriosamente, però, una volta arrivati nella capitale francese iniziarono a sfoggiare un lusso del tutto inaspettato.

Pare che Bolo fosse riuscito a farsi consegnare una somma da investire dalla sua governante ma che non era stato in grado di farla fruttare e che, tra il 1892 e il ‘93, avesse deciso di fuggire nuovamente, questa volta in Argentina, dopo essere stato ripetutamente tartassato da colei che reclamava i propri soldi.

Abbandonò Mathilde e, dopo avere conosciuto la sua futura moglie, la cantante Henriette Soumaille, presentandosi come Monsieur Bolo de Grangeneuve, si trasferì a Buenos Aires, per seguire la carriera canora di Henriette.

Nel 1894 Bolo la sposò e firmò il contratto di matrimonio col nome Bolo de Grangeneuve, poi cambiò qualcosa nel rapporto, iniziò a manifestare un carattere violento che iniziò a provocargli dei guai, fino a farlo finire in prigione.

Quando la moglie trovò i soldi per pagare la cauzione, lui tornò di nascosto in Francia, abbandonandola in Argentina, ma, non contento, si recò ad Albi dove viveva la famiglia della moglie Henriette, li truffò e scomparve di nuovo.

Nel 1902 iniziò a lavorare come rappresentante della Binet, famosa casa produttrice di champagne, e di una azienda di distillati, la Cusenier, nel 1904 avvenne l’incontro con la cantante Marcelle Gay, la donna che l’anno successivo, dopo la morte del proprio marito, divenne la sua seconda moglie, il vero nome della Gay era Pauline Moiriat, ed era stata sposata con un negoziante di vini di nome Fernand Muller.

Dopo la morte del marito la Moiriat aveva ottenuto una eredità milionaria, comprese due abitazioni di lusso, una di queste ubicata a Parigi e fu li che la donna andò a vivere con il nuovo marito, allora ancora bigamo per effetto del matrimonio mai annullato con la Soumaille, Bolo ottenne anche una procura per disporre delle ricchezze della moglie.

Dopo essere entrato definitivamente nell’industria del vino, Bolo allacciò ottimi rapporti sia con il presidente del Tribunale di prima istanza del Dipartimento della Senna, Ferdinand Monier, sia con il Ministro francese dell’Agricoltura, Joseph Ruau.

Era già quindi molto ben introdotto negli ambienti del potere quando, nel 1914, a Parigi, attraverso Yussef Saddik, eminenza grigia dell’allora ancora chedivè d’Egitto ‘Abbās Hilmī II, riuscì ad incontrare e conoscere quest’ultimo e a farsi nominare nientemeno che suo agente finanziario e suo rappresentante unico in Europa.

Dopo avere conosciuto Bolo, Hilmī II, sempre nel 1914, decise di incaricarlo di condurre il negoziato per il rinnovo della concessione del Canale di Suez e, verso la fine di agosto dello stesso anno, volle nominarlo Pascià, unitamente a tutto ciò, Hilmī II gli concesse anche l’amministrazione di tutti i suoi beni, stimati in 100 milioni di franchi.

Prima di conoscere Hilmī, Bolo era entrato in contatto anche con un personaggio altrettanto importante, Emil Jellinek, Console onorario dell’Impero austro-ungarico presso il Principato di Monaco ma anche creatore del marchio automobilistico Mercedes e, soprattutto, caporete dello spionaggio austro-tedesco nel sud della Francia che, prima dell’inizio della guerra tra Francia e Germania, lo mise in contatto tramutandolo in collaboratore con tale spionaggio.

Sul finire del 1914, con l’aiuto finanziario della Germania alleata dell’Austria-Ungheria e desiderosa di mettere a frutto il neutralismo della Santa Sede, Bolo, insieme al deputato Filippo Cavallini, tentò di dare vita ad una banca cattolica con un capitale di ben 100 milioni, lo fece riuscendo a coinvolgere anche uno dei fratelli dell’allora neoeletto Papa Benedetto XV, ossia il marchese Giulio della Chiesa.

Nello stesso momento, però, lo spionaggio tedesco incaricò Bolo di acquistare anche i quotidiani italiani Il Secolo e La Stampa, e i francesi Le Figaro, Le Rappel e Le Journal, Bolo tentò di finanziare, pur senza successo, un quotidiano romano la cui fondazione venne rinviata fino al dicembre del 1917, così riuscì a far nascere Il Tempo.

Ai primi di dicembre del 1914, Bolo invitò Giulio della Chiesa a trascorrere qualche giorno nella sua villa di Biarritz, ma il viaggio si trasformò ben presto in un’autentica trappola per lui: mentre si trovava all’ospedale di Bayonne, insieme a Bolo e Pauline, a fare visita ai feriti di guerra francesi, venne immortalato insieme a loro, provocando di conseguenza il risentimento dei tedeschi che sospettavano una predilezione del fratello del Pontefice per i feriti francesi.

La tragedia si completò quando Bolo e Della Chiesa giunsero a Madrid per concludere accordi per la nascita della banca cattolica, ma non ottennero nulla, neanche dagli alti prelati di cui Benedetto XV aveva fatto menzione al fratello affinché vi si rivolgesse al suo arrivo in Spagna, ciò determinò il crollo dell’intero progetto bancario di Bolo e di Cavallini e il crollo delle aspettative del fratello del Pontefice che cadde in una crisi profonda che lo condusse alla morte.

Il nome del giornalista Naldi venne accostato a quello di Bolo Pascià per la prima volta nell’estate 1915, quando il marsigliese venne a Roma per proporre al ministero della Guerra un affare dal valore milionario per l’acquisto di carni argentine surgelate per il Regio Esercito, ma l’affare saltò per volontà del Presidente del Consiglio Salandra quando si sparse la voce che i soldi avrebbero potuto finanziare la nascita di un nuovo quotidiano romano di Naldi.

La morte di Giulio della Chiesa, fratello del Pontefice Benedetto XV e a sua volta in ottimi rapporti con Naldi sin dai tempi in cui era Arcivescovo di Bologna, spinsero l’Italia e la Santa Sede a fare in modo che Bolo subisse una repentina perdita di credibilità a livello affaristico, in Europa e, più in generale, nel mondo.

Il contratto con cui Bolo divenne comproprietario del quotidiano nazionalista Le Journal venne da lui firmato il giorno 30 gennaio 1916 ma i sospetti relativi all’utilizzo di fondi illeciti iniziarono a trapelare da subito, Pierre Lenoir e Guillaume Desouches, le persone da cui Bolo aveva rilevato le quote del quotidiano parigino erano, o erano stati, in contatto clandestino coi tedeschi.

Nel febbraio 1916 partì per gli Stati Uniti d’America, per avviare le pratiche per l’acquisto della sua quota del quotidiano, ma, al suo arrivo a New York, prima di effettuare qualsiasi operazione bancaria desiderò incontrare il magnate dell’editoria William Randolph Hearst, che gli fu presentato da Charles Bertelli, corrispondente francese dei giornali dell’editore germanofilo.

Nei giorni successivi incontrò il direttore della filiale bancaria newyorkese della Gustav Amsinck & co., tale Adolph Pavenstedt, al quale disse di essere disposto ad utilizzare i suoi appoggi politici per influenzare l’opinione pubblica francese affinché Francia e Germania raggiungessero una pace separata, Pavenstedt chiese ed ottenne da Bolo il permesso di parlare di tale progetto all’Ambasciatore tedesco a Washington, Johann Heinrich von Bernstorff.

Alcuni giorni dopo l’incontro l’ambasciatore cablografò a Berlino, e il Ministro degli Esteri tedesco von Jagow acconsentì subito al prestito e diede, inoltre, il permesso alla Deutsche Bank di mettere 9 milioni a disposizione del suo rappresentante a New York, ma i denari non finirono direttamente alla Gustav Amsinck & co., bensì alla National Park Bank e alla Guaranty Trust Company, le quali girarono la somma alla Gustav Amsinck & co. solo in un secondo momento che, dopo averla ricevuta, la Amsinck non la trattenne ma la mise subito a disposizione di Bolo Pascià attraverso la Royal Bank of Canada.

Attraverso tale banca, Bolo ne inviò una parte alla filiale parigina della J.P. Morgan & Co., sul conto del senatore Humbert e, dopo avere fatto altri versamenti minori, inviò il resto a suo nome alla parigina Banque Périer et cie, due mesi dopo von Bernstorff scrisse a von Jagow lamentandosi del fatto che Bolo era scomparso, senza lasciare traccia, coi milioni ottenuti dalla Deutsche Bank, l’improvvisa perdita dell’anonimato da parte sua rese pubblici sia il progetto di pace segreto, sia anche il suo ruolo di agente segreto al soldo della Germania.

Paul-Marie Bolo venne arrestato a Parigi il 29 settembre 1917, con l’accusa di “aver cospirato per acquistare giornali francesi con fondi tedeschi, al fine di promuovere il sentimento pacifista in Francia”, furono proprio i tedeschi a farlo, accorgendosi che aveva chiesto una cifra doppia rispetto a quella necessaria per acquistare una parte de Le Journal.

27 Al processo a suo carico, Bolo si difese affermando che tale somma era stata ottenuta attraverso una serie di investimenti della Gustav Amsinck & co. di New York, ma nessuno fu in grado di reperire alcun documento di questo e così, dopo l’ultima udienza del processo a suo carico, per Bolo si aprirono le porte del carcere di Fresnes, in attesa dell’esecuzione capitale.

Dopo il respingimento della domanda di grazia, il 17 aprile dello stesso anno mediante fucilazione presso il Castello di Vincennes, Bolo venne ucciso per “aver cospirato contro la Francia”.

Questo è il destino delle spie.


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